GENESI

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2006 - edizione 5)

 

phraim e Hadas scortavano il gregge verso casa, mentre il sole tramontava alle spalle di Gerusalemme. Da quel colle florido, chiamato Get-sheman, tornavano verso Betania, impolverati da un vento teso e fresco.
“E lui disse solo così?”, domandò Ephraim.
“Io ero lì, te lo giuro su nostra madre!”, rispose Hadas. “Ha fatto spostare la pietra del sepolcro e ha gridato: Eleazar, alzati e cammina! Il cadavere è uscito, ha teso le braccia e barcollando si è diretto verso di lui, come per abbracciarlo”.
Tutti avevano visto morire Eleazar, quello stesso uomo che si era poi trascinato per giorni a Betania, gli occhi infossati e la pelle verdastra che cadeva a brandelli. Puzzava come un appestato, si cibava solo di carne cruda, non dormiva mai. La gente impaurita voleva allontanarlo dal villaggio, altri lo reputavano venerabile.
“Poco dopo, quel falso profeta venne crocifisso” proseguì Hadas “e allo stesso modo, dopo tre giorni, tornò in vita!”
“Dici questo solo per mettermi paura” rispose Ephraim, stringendosi nelle vesti.
“Allora vai a chiedere al vecchio Georeg, l’eremita che abita le rupi di Melh: egli dice che la terra di quei sepolcri è maledetta, laggiù i cadaveri vengono risvegliati per invadere il mondo! Proprio là Georeg sentì il profeta urlare: Aaron, alzati e cammina! Reouven, alzati e cammina! Yechayahau alzati e cammina! Edan, alzati e cammina! e così per molti nomi, per molte notti”.
“E dove sono, adesso, tutti quei morti viventi?”, chiese Ephraim.
“Georeg dice che stanno aspettando, nascosti nel buio e nell’incoscienza” replicò Hadas. “Bramano di essere in numero sufficiente per ucciderci, e quando saremo consumati, saremo tutti come loro. Allora verrà la genesi di un nuovo mondo, Ephraim”.

David Riva