E.A.P.
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2006 - edizione 5)
apevo che
il momento sarebbe arrivato; già da un paio di mesi Edgar dava segni di miglioramento. Ci
pensavo da parecchio tempo ormai, mi dicevo che questa storia non poteva continuare.
Eppure per due generazioni era andato tutto per il verso giusto. Mio nonno aveva
pubblicato una miriade di libri definiti dalla critica specializzata Classici
e mio padre aveva persino vinto il prestigioso Bram Stoker Award. Anchio non posso
lamentarmi: ho fatto una fortuna con i tascabili e qualcuno di quei libri, per esempio
Sotto la sabbia, è rimasto in testa alle classifiche dei best seller per
parecchi mesi. Ma tutto ha una fine e il momento tanto temuto è arrivato; adesso sento i
passi di Edgar sulle scale, ho poco tempo ormai. Mio nonno non aveva previsto tutto
questo, del resto come poteva immaginare che un corpo sottoposto a mesmerismo e istruito a
fare quello che in vita gli era riuscito bene, scrivere, un giorno potesse riacquistare
una coscienza? In fin dei conti Edgar è un corpo senza vita, uno zombi, come si dice in
quei film dellorrore. Lunica cosa che egli sa fare è scrivere per noi. Ma
laltro giorno qualcosa si è spezzato. Ho visto una nuova luce in quegli occhi senza
vita; era come se dal profondo qualcosa stesse venendo fuori. Stamattina Edgar ha spezzato
le catene e adesso mi cerca per pareggiare i conti. Mio nonno, mio padre e io ci siamo
arricchiti alle sue spalle, credo che la sua vendetta in qualche modo sia giusta. Ora
sento sbattere i pugni sulla porta della mia camera. Osservo la maniglia che si abbassa,
la porta che si apre. Eccolo lì davanti a me, la bocca spalancata per riscuotere il suo
tributo. Allargo le braccia nude ed esclamo: «Venga avanti, signor Poe!»
Sergio Di Girolamo |