Abbandono di minore

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2006 - edizione 5 e Vincitore del Premio Zombi

Era lì, immobile, all’angolo della strada. Ogni muscolo del suo sgraziato corpo preadolescenziale era teso fino allo spasimo, paralizzato; solo gli occhi guizzavano instancabilmente da una parte all’altra. Una brutta ferita si slargava sulla sua fronte e lacrime di vergogna colavano via sull’asfalto. I suoi genitori si erano disfatti di lui e quegli uomini ne avevano approfittato per cercare di fargli del male. Erano armati ed uno aveva pure una videocamera. Forse si trattava di quei maniaci che poi vendevano le immagini dei ragazzini su internet (era stato messo in guardia da sua madre una volta, quando sua madre gli voleva ancora bene).
Era riuscito a scappare, però aveva tanta confusione in testa e tantissima paura.
Il cielo livido prometteva pioggia. Il freddo autunnale dava sollievo alle ferite sbocciate in ordine sparso sul suo corpo.
Avrebbe voluto chiedere aiuto ma non c’era nessuno in giro. Senza contare che l’avrebbero sicuramente rinchiuso in un orfanotrofio e l’idea lo terrorizzava.

 

Ancora lacrime ed un mugolio sommesso.

Poi riconobbe uno di quegli uomini, quello con la telecamera. Era spuntato dal retro di un palazzo abbandonato. Gli si stava avvicinando di corsa, con il fiato grosso e gli occhi sbarrati, riprendendo tutto con la sua macchina a spalla. Indossava un giubbotto bianco con su scritto “STAMPA”. Puntò la cinepresa contro il bambino e cominciò a farfugliare:
“Qui ce n’è un altro! Sono dappertutto...! Mio Dio, riuscite a sentirmi ancora dallo studio? Mi sentite? Siamo ancora in diretta?”
Il giornalista scivolò malamente sul marciapiede, a pochi passi da lui.
Stavolta non c’erano poliziotti a proteggerlo e fu facile per il ragazzino mangiargli la faccia.

 

Era lì, immobile, all’angolo della strada. Stavolta sorrideva perché vedeva avvicinarsi all’orizzonte la moltitudine barcollante dei morti.
La sua nuova, grandissima famiglia.

Raffaele Siano