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CADUTO

 

aduto. Semplicemente caduto. Questo termine, così riduttivo e così materiale, era l'appellativo per lui spesso usato.
Da una semplice caduta ci si rialza, ma non da questa. Perdita. Questa era la parola che meglio descriveva la sua condizione, abbandonato e cacciato.
Disteso nella bara di cristallo nero in cui aveva riposato per lunghissimi anni ripensava alla sua spensierata giovinezza insieme ai suoi fratelli e al Padre; ricordava le risate bambinesche ed i giochi infantili che riempivano l'aria davanti all'imponente costruzione di marmo bianco dove si trovava il Padre.
Scacciando le immagini così vivide che si presentavano davanti ad i suoi occhi con un senso di nausea, si alzò sui gomiti guardandosi attorno.
La stanza illuminata fiocamente da poche candele era affollata di ombre danzanti che piroettavano, correvano e si inseguivano sulle colonne di basalto nero senza mai raggiungersi, ma allo stesso fondendosi e cambiando continuamente. Questo simulacro di continua evoluzione e cambiamento era un vano tentativo di rendere viva la Stasi che permeava la sua vita e il suo Regno. L'eterno Regno che lui chiamava casa.
Alzandosi in piedi maledisse mentalmente la sua scelta, dentro di lui combattevano la nostalgia e l'orgoglio, l'amore e la rabbia.
Lui aveva scelto, solo questo era importante. Lui aveva guadagnato la propria libertà ad un prezzo estremo come l'amore di un genitore e di una famiglia, lasciando alle spalle un passato glorioso per inseguire un sogno ancora più grande, lasciando spegnere la luce che era la sua vita per scegliere un'esistenza di oscurità e solitudine.
I lunghi capelli corvini ondeggiavano sulle spalle, come buio liquido fluivano lungo la schiena cercando di rubare la tenue luce delle candele, senza restituire nessun riflesso, esseri dotati di una vita legata all'oscurità.
Si mosse lentamente verso il bacile d'acqua all'estremità opposta della stanza con passi lenti e misurati, guardò dentro e vide il suo volto eternamente giovane, bellissimo e candido.
Una bellezza androgina, luminosa come l'alba, commovente come il vespro.
Lacrime rosso sangue rigarono il volto ceramico, lasciando una scia di puro dolore.
Alcune caddero nell'acqua, trasformando il ricordo che portavano con sè in un vortice di immagini.
Nove bambini giocavano nell'erba. Nove bambini con candide ali piumate ridevano di scherzi.
Nove ragazzi si innamoravano. Sette splendidi angeli guardavano impietriti lui.
L'assassino. Il rinnegato. Il fratricida.
Spinse via il bacile cercando di fermare i ricordi, che ormai avevano preso il sopravvento nella sua mente tormentata, e, mentre l'acqua gli lambiva i piedi distese le candide ali.
Per l'ultima volta senti la carezza del Padre e l'alito del vento che lambiva le piume.
Il Tempo era giunto di rivedere i Fratelli. Il Tempo per ricordare la sua Scelta.

Davide Riccardi