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L'UOMO NEGATIVO

 

“Oh, barone Pedrotzky, buongiorno!”
Così il mio amico aveva salutato l’uomo che stava per entrare nel piccolo negozio di pipe.
Era di luglio, faceva un caldo insopportabile e le tende alla finestra erano tutte abbassate. Le mosche ronzavano senza sosta nella penombra.
La porta a vetri era alle mie spalle così non lo vidi subito. Mi voltai e Cristo, non avevo mai visto niente di simile.
Per non lasciar trasparire la mia sorpresa toccavo le pipe che avevo da provare. Ma quell’uomo, aveva anche il nome appropriato.
Era piccolo, grasso, zoppo e calvo.
Quando si avvicinò al banco notai che portava l’apparecchio acustico dei sordi, oltre che due spesse lenti negli occhiali.
Mai visto un individuo simile, per diavolo. Mentre parlava con il mio amico tabaccaio, che a quanto pare lo conosceva bene, sentii che era anche balbuziente.
Salutai tutti e uscii alla svelta per non ridergli in faccia.
La prossima volta che andai a trovare il mio amico, gli chiesi chi fosse quel tizio.
“Ma come, non conosci il signor barone Pedrotzky?” fece lui.
Non lo avevo mai visto prima e quando lo rividi, era morto.
Era seduto grasso e deforme su una sedia sotto un portico. Il caldo era asfissiante e aveva mosche sulla bocca e dentro il naso. Lo avevano sistemato là provvisoriamente perché era deceduto mentre giocava a carte all’osteria.
Quando arrivarono i familiari gli sfilarono l’orologio e l’anello. Quelli delle pompe funebri portarono una cassa provvisoria e ce lo misero dentro. Ma era pesantissimo e nel sistemarlo i vestiti si attorcigliarono su per la schiena.
Da un barbiere furono presi dei giornali sportivi per metterglieli sotto la testa come cuscino, perché assumesse una posizione più decorosa.
In cimitero poi, ero presente quando ce lo portarono. La cassa nuova di zecca color marrone chiaro luccicava sotto il sole. Sennonché l’impresa di sistemarlo nel loculo non fu affare da poco.
I becchini incolpavano il falegname, questo scaricava la responsabilità ai muratori. La cassa per pochi centimetri non entrava nel loculo.
Si provò di traverso, in diagonale. La tomba di famiglia era stretta, l’apertura mal sistemata.
Un operaio andò a prendere la sega.
Segarono, sotto gli occhi preoccupati dei parenti, i quattro angoli della cassa badando a non intaccare la salma.
Fu spinto dentro a forza di sbuffate e si tirò su il muretto con la malta indurita. I pezzi della bara però, furono lasciati a lui e messi all’interno del loculo.

Sergio Bissoli