GIADA
infelicità
è molteplice. Mi trovai, un giorno bollente di giugno, seduto su una panchina di una
bella piazza della grande città. Aspettai Giada, nervosamente e con un forte male alla
testa, sotto lombra di un platano con appresso tre rose rosse. Tre, come i giorni
che mi avevano separato da lei. Aspettai a lungo, osservando lombra del platano
allungarsi e assumere molteplici forme. Tutto invano. Una lacrima graffiò il mio viso.
Giada non arrivò e al tramonto lasciai quella panchina e le mie rose sofferenti nella
loro confezione di cellofan. Mi sentii impaurito e confuso. Vissi la terribile sensazione
del risveglio, dopo un sogno molto credibile, quando in pochi momenti sintrecciano
il mondo fantastico e quello reale e luno e laltro risultano, al risvegliato,
inconoscibili. Dicono che se questa confusione persiste per più di qualche istante
significa che si è diventati pazzi. Dicono, così, che io sia diventato pazzo. Devo,
oggi, raccontare brevemente, in questo quadernetto sgualcito, gli avvenimenti che mi
portarono a sprofondare nel limbo dellottundimento dei pensieri. Mille pensieri
concentrici, impregnati di soffocante dolore. Tutto ebbe inizio il fine estate precedente
a quel triste giorno di giugno. Era unafosa stagione, per me vuota e insignificante,
passavo le giornate nella noia più insopportabile e galleggiavo noncurante sopra
labisso di una pericolosa apatia. Era settembre, quando infastidito mi trascinai in
ufficio e accesi il pc che condividevo con un buon collega. Pochi secondi dopo
lavvio del sistema operativo, si attivò, al solito, Messenger che il mio collega
utilizzava esclusivamente per comunicare con la ragazza lontana. Mi colpì subito un
messaggio mai apparso, che mi avvisava di un nuovo contatto aggiunto alla lista. Curioso
inviai un messaggio di saluto e conobbi Giada. Mi rispose che, anche lei, si era trovata
stranamente con un nuovo contatto senza conoscerne la ragione. La trovai
straordinariamente simpatica e chiacchierammo a lungo quel giorno profittando di un
incontro virtuale causato da un errore di Msn. Nei giorni che seguirono trovai Giada
in linea tante volte e tante furono le nostre conversazioni che ci fecero
scoprire luno qualcosa dellaltro. La scoperta più dolce fu venire a sapere
che abitava nella grande città, vicino ad una bella piazza, a circa 50 km dal mio
disperso paese. Fu così che decidemmo presto di rendere i nostri incontri reali, in un
sabato dautunno ci trovammo sulla panchina sotto il platano. Giada era semplicemente
bella, una bellezza procace e mediterranea, come sempre lavevo sognata. Furono
soprattutto gli occhi a colpirmi e la loro espressione. Dopo quel primo incontro, non
riuscii mai a fare a meno di concentrarmi sulla profondità dei suoi occhi. Grandi
brillanti divine pupille! Esse erano per me le due stelle gemelle di Leda e io, di
conseguenza, divenni il più devoto degli astrologi. Li scrutavo, rapito, perché
essi celavano un mistero, il segreto stesso dellesistenza, che mai riuscii a
cogliere. Spesso, mi scopriva attento e serio e curiosa mi chiedeva a cosa pensavo di
tanto impegnativo. Per vergogna non le dissi mai che cercavo di scoprire il segreto celato
nei suoi occhi. La nostra amicizia si fece subito stretta e importante e per i lunghi mesi
dellautunno e dellinverno passammo tante serate insieme. Lei era dolcissima e
ci trovavamo sorpresi a scoprire che ci piacevano le stesse cose, che coltivavamo gli
stessi ideali, che cilluminavano gli stessi pensieri. Inutile dire che subito
minnamorai e amai tutto di lei. Amai i suoi occhi ovviamente, il suo sorriso, la sua
allegria e i momenti in cui si faceva seria, riflessiva, quasi malinconica. In fondo non
era proprio così il mio carattere? Così vissi quei giorni, dedicandomi a lei e al
sentimento che ci univa, un periodo felice, intervallato purtroppo da alcuni problemi di
salute che periodicamente mi rendevano affaticato e debole. Un giorno, allinizio
della primavera, cogliemmo il primo caldo per raggiungere il mare nella meravigliosa
spiaggia di Scivu. Con la bellezza di Giada, il mio spirito si risollevava e tutto
appariva straordinario e suggestivo, camminammo a lungo sulla riva del mare trasparente,
immersi in un ambiente incontaminato, la deserta spiaggia ci ospitò fino a sera, quando
sfiniti ci sedemmo vicini a godere lo spettacolo del tramonto. Le rocce che incastonavano
quel lembo di sabbia dorata si accesero di rosso, mentre la gigantesca sfera infuocata
calava allorizzonte. Fummo vicini e ci baciammo come il sole baciò il mare. Fui
felice e tante settimane trascorsero veloci, perdetti presto il senso del tempo e delle
cose rapito dagli ammalianti occhi della mia Giada. Lei, sovente calma, cadeva, a volte, preda
di tumultuosi cambiamenti dumore. Di tale passionalità non potevo avere
unesatta stima, se non per il dilatarsi miracoloso di quei suoi occhi, che mi
deliziavano e spaventavano. In uno di questi momenti di riflessione mi raccontò di
un passato lontano, della sua famiglia che proveniva da terre lontane del sud. Fin da
piccola aveva sentito raccontare dalla sua gente una storia, una leggenda, che sempre
lagitava. Raccontava di spiriti inquieti perché morti a causa di un grave
tradimento. Essi, chiamati Ragde il cui significato era vampiri di
sogni, vagavano nella notte in cerca di persone sole. Lillusione di
unamicizia o di un grande amore era il loro sostentamento, si cibavano di sentimenti
consumando implacabilmente ogni risorsa ed energia della persona fino a provocarne la
morte. Che cosa accadrebbe se uno di questi spiriti sinnamorasse della sua
vittima? chiesi incuriosito dalla leggenda. Sarebbe la fine per
entrambi... sospirò. Intanto, la primavera lasciava spazio allestate e Giada
continuò ad alternare momenti di felicità ad altri di distacco e inquietudine. Io non
capivo e forse a causa del forte caldo di quel giugno anomalo, mi sentivo sempre più
stanco e perso. Una sera su Msn mi riparlò di sogni e illusioni e della loro fine, la
sentii triste e fredda. Le chiesi disperato dincontrarci lindomani nella
panchina sotto il platano. Fu quella una terribile sera d'attesa e preghiera ma Giada non
arrivò più. La mattina, dopo una notte d'atroci incubi, sfinito e accecato dal dolore mi
recai in ufficio. Aprii Msn tremante e rimasi gelato nel vedere che nella lista non
compariva più il contatto di Giada. Dovè Giada? Hai eliminato il suo
contatto? chiesi confuso al mio collega. Giada chi? disse con un sorriso
che parve atroce e beffardo. Giada! cosa hai fatto? attorno a me tutto
crollava furiosamente, Che dici? Non cè mai stato nessun altro contatto oltre
a quello di Anna continuò. Bugiardo urlai in lacrime. Dimmi
dovè Giada, cosa le hai fatto? Cosa le hai fatto? e lo assalii affondando le
mie mani sul suo collo fino a soffocarlo. Mi portarono via, mentre catatonico osservavo il
monitor del pc sfondato dalla testa del mio collega. Il dottore, qui, dice che è un bene
che racconti e scriva la mia storia e che capisca che Giada viveva solo nella mia testa e
non faceva parte del mondo reale. Eppure, quando è notte e sono solo in questa cella
imbottita, in questo letto sudato, sento i suoi lunghi sospiri e le sue labbra umide
sfiorare le mie. So che se aprissi gli occhi la ritroverei e saremmo lontani da questo
triste luogo, immersi nel tramonto abbagliante della spiaggia di Scivu.
Essem |