EL GRAN MASTURBADOR

 

lui piaceva passeggiare sulla spiaggia, una o due ore dopo l’alba, quando il sole non era troppo alto, quando le persone ancora non venivano a squittire, come legioni d’orribili topi fastidiosi. Faceva caldo, l’acqua era calma e sporca. Anche l’aria era malsana, e puzzava. Il sole pure non funzionava bene, era come ricoperto di cellophane grigio. I raggi gli morivano tutti intorno, asfissiati. Il mondo era un cibo avariato. I gabbiani andavano senza un dove come lui.
Si sentiva in armonia, si sentiva solo, calmo, sporco, avariato, malsano.
Vide qualcosa in lontananza. Mano a mano che camminava lo distingueva meglio.
Un corpo.
Il corpo è nudo. È disteso bocconi.
Lui gli si avvicina, circospetto, incuriosito.
Lunghi capelli castani ondeggiano al vento, i piedi ficcati nella sabbia. L’istinto gli dice che quel culo nudo, quei capelli lunghi, appartengono ad una donna... nuda.
La sua ombra le si allunga accanto, la sfiora, ma resta a distanza, non la vuole svegliare. Le osserva immobile le natiche grassottelle. Alcune stoppie di peluzzi intorno al buco del culo, che diventano più fitti e si arricciano, facendo da corolla a una vagina dalle labbra regolari e carnose color melanzana. E’ tutta infarinata di granelli di sabbia luccicanti, la testa, la schiena, le chiappe, le cosce.
Lui ha l’uccello imbizzarrito, è talmente eccitato che pare abbia una colica intestinale. Se lo prende in mano, ci sputazza su.
Uno sguardo a 360°.
La sirena è lì ai suoi piedi, giovane, nuda, disposta ad affrontare qualsivoglia genere di accoppiamento consentito dalla meccanica dei corpi.
Tira il collo al galletto, se lo strapazza una decina di volte. E’ tutto paonazzo, la sua faccia, il cazzo.
Il disco solare è già alto e crudele. I gabbiani gli planano sopra la testa come avvoltoi.
Uno schizzo abbondante piove sulla signorina a valle delle natiche, allaga il boschetto, s’infiltra nello spacco della fica. Un granchio ringalluzzito, scambia dall’umidore spermatico per un riflusso di marea, esce dalla sua tana abusiva a rimirar le stelle.
Il primo granchio al mondo ad aver ricevuto un facial.
Il Masturbador arguisce che una donna non può dormire così pacificamente con un crostaceo che dimora nel suo utero.
Quindi la donna o c’ha il sonno pesante o è deceduta.
Si sposta sulla sua destra per vederle la faccia.
Avrebbe dato un occhio della testa per chiavarsi quella stuzzicazzi della malora, lei ne aveva dati tutti e due per una sua sega.
Nessuna donna era mai stata tanto generosa con lui.
Si guarda ancora intorno, le prende una ciocca di capelli, ci si asciuga l’uccello. Il granchio rientra nella tana. Lui rimane lì, impietoso, a fissare quell’ecatombe di spermatozoi.
Milioni di vite potenziali bombardate dai fotoni, riassorbite dal niente da cui provenivano.
Il Masturbador si gira e se ne va.
La sua figura vibra, scomposta in quegli atomi terribilmente irritati dal sole.

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