OMBRE BIANCHE
mmobile
sul vuoto palcoscenico e illuminato da un singola luce bianca e candida mi ritrovai ad
osservare la spettrale platea.
Che strana sensazione avere addosso quegli sguardi spenti. Eppure cera qualcosa di
cattivo in loro. Non so perché, ma mi ritenevano colpevole di qualcosa. In vita mia non
ho mai fatto male a nessuno, anzi erano gli altri che facevano del male a me! Maledizione!
Mi sto innervosendo, sento di dover dire qualcosa, devo chiedere il perché... perché
mi trovo qui? Avrei voluto gridare, ma niente, non ci riuscivo, le parole mi morivano
in gola. Feci un passo indietro come per andare via ma toccai qualcosa con il piede,
abbassai istintivamente lo sguardo e vidi una pistola. Stranamente, come se una forza mi
obbligasse, mi chinai a raccoglierla: era fredda ma leggera come una piuma. Il mio sguardo
poi tornò sulla bianca platea e lentamente poggiai larma alla tempia. Una lacrima
mi percorse il viso, poi la detonazione, un suono assordante e un dolore terribile. Mi
sentì accasciare a terra... ma non ero ancora morto, riuscivo a vedere ancora la bianca
platea, vidi quelle bianche ombre alzarsi in piedi e iniziare ad applaudire ma poi gli
occhi mi si chiusero lentamente. Improvvisamente quegli applausi li sentii da vicino. Gli
occhi si riaprirono e mi ritrovai seduto in prima fila a fissare il palcoscenico
imbrattato del mio sangue e dei miei resti, sparsi in tutte le direzioni. Continuavo
ancora a sentire quel dolore tremendo alla testa, terrorizzato, mi guardai intorno e mi
resi conto di essere circondato da quei fantasmi che continuavano ad applaudire
entusiasti. Poi come un lampo nella mia testa vennero proiettate delle immagini, immagini
di una vita passata: cero io che seduto sul letto della mia camera impugnavo quella
stessa identica pistola, la poggiai alla mia tempia e premetti il grilletto. Poi di nuovo
lì dentro, era come se mi fossi svegliato da un incubo e subito dopo ne ero caduto in un
altro. Ma poco mi importava perché finalmente avevo capito. Mi sono suicidato e sono
stato condannato... condannato a rivivere la mia morte allinfinito nel lugubre
teatro dellinferno sotto gli occhi spenti dei dannati.
Con le lacrime che bagnavano il mio viso richiusi gli occhi, poi il silenzio... ero pronto
per un altro spettacolo.
Giovanni Lorecchio |