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LA CENA

 

razio da diverso tempo si era chiuso in se stesso. Dopo la fine di una tormentata e altalenante relazione con una ragazza conosciuta in ufficio, era sprofondato in uno stato depressivo e, per dimenticare la deludente esperienza, si era buttato a capofitto nel lavoro, tralasciando gli svaghi e i rapporti sociali. Le uniche persone che continuava a frequentare erano gli amici di sempre: Carlo, Grazia, Stella e Stefano, con i quali aveva raggiunto un affiatamento che andava al di là della semplice amicizia. Da qualche mese, però, qualcosa era cambiato; Orazio era diventato misterioso, declinava gli inviti tirando fuori come scusa lo stress da lavoro o fantomatici impegni, di cui però non specificava mai la natura.
Carlo, che aveva cercato di sondare il terreno, era riuscito a sapere che in estate l’amico aveva conosciuto un’altra ragazza, Margherita, una compagna di viaggio; Orazio aveva ammesso di esserci uscito un paio di volte, ma non aveva aggiunto altro, e da quel momento era diventato sospettoso, come se non si fidasse più di nessuno. Questo aveva fatto infuriare soprattutto Grazia che non capiva i motivi di un simile atteggiamento. I quattro amici si trovavano sempre più spesso a discutere di Orazio in sua assenza e, alla fine, decisero di palesare il loro disagio e chiedergli spiegazioni. A Grazia venne l’idea di organizzare una cena e di invitare, oltre ad Orazio, anche Margherita, così almeno avrebbero potuto conoscerla e scoprire che tipo era. Come al solito Orazio fu riluttante ad accettare e cercò di trovare una scusa, ma dopo le insistenze di Grazia, dovette cedere, però disse che Margherita non sarebbe venuta, perché non le piacevano questo genere di cose.
Grazia non lo diede a vedere, ma ci rimase molto male. Che razza di persona poteva essere questa Margherita che disprezzava la loro compagnia e aveva una così cattiva influenza sul loro amico?
I quattro amici decisero di seguire Orazio per saperne di più e una sera, dopo vari appostamenti, finalmente la videro. Era una donna dall’aria inquietante: magra, con una carnagione pallida quasi verdastra che le conferiva un aspetto cadaverico; gli occhi, malinconici e spenti, la facevano sembrare una creatura aliena. Dopo averla vista, tutti giunsero alla stessa logica conclusione e un espressione di sgomento si dipinse sui loro volti.
La sera della cena gli amici si prepararono ad accogliere Orazio. Quando questi arrivò, si trovò di fronte quattro volti tesi e indagatori. L’atmosfera era pesante: il silenzio era interrotto solo da qualche frase buttata lì per garbo, fino a quando, dalla cucina, uscì Grazia con la prima portata. “Visto che non hai voluto portare la tua amica, ci abbiamo pensato noi” esclamò Grazia, sfoderando un inquietante sorrisetto, e così dicendo, scoperchiò il vassoio su cui era adagiata la testa mozzata di Margherita. Orazio urlò, pieno di rabbia e di disgusto: “ Ma cosa avete fatto?”. Carlo lo fissò incredulo. “L’abbiamo fatto per te, lei era un vampiro!... ti aveva plagiato... Ti abbiamo liberato, non capisci?”. Orazio inorridito, lo guardò con le lacrime agli occhi e disse:
“... era solo malata,... aveva la Porfiria e se ne vergognava”.

Stefano Moini