COMA

 

- Signora, suo figlio è in coma profondo. In sala operatoria lo avevamo perso, ma siamo riusciuti a riprenderlo. Il suo cuore è forte.
- Oh, Dio, no.
Miriam si sedette di schianto. Il suo povero bambino, maledetta moto. Si asciugò le lacrime e stringendo forte il fazzoletto si precipitò nella stanza di suo figlio.
Il ragazzo aveva un colorito cadaverico. Era disteso supino e una flebo gli usciva dal braccio sinistro. Sua madre gli prese la mano libera e se la strinse al petto. La sua creatura, povero piccolo, ma gli sarebbe stata vicina.
E da quel giorno ogni minuto lo passò lì accanto parlandogli e leggendogli dei libri.
Trascorse quasi un anno in cui Miriam dimagrì e invecchiò come se ne fossero trascorsi dieci.
Poi un bel giorno la sorpresa. Stava raccontandogli di una partita di calcio della sua squadra del cuore quando Claudio sbattè le palpebre. Dopo aprì gli occhi e la fissò. Miriam scoppiò a piangere dalla gioia. Si chinò per abbracciarlo, ma si rese conto che non doveva e corse a chiamare un medico.
Altro tempo dovette trascorrere perché Claudio potesse stare su una sedia a rotelle e altro ancora prima che si alzasse in piedi.
Per la guarigione completa ci vollero due anni.
Per festeggiare decisero di pranzare nel miglior ristorante della città. Dopo il lauto pranzo brindarono con parecchie bottiglie di spumante. Miriam mentalmente faceva progetti per il ritorno in vita del suo ragazzo. Giunsero a casa quasi ubriachi.
Miriam era seduta in cucina davanti a una tazza di caffè. Aveva la nausea, però non le importava, era troppo felice. Sfogliò il giornale che aveva acquistato insieme a dei cornetti caldi per Claudio, nel caso lui avesse avuto voglia di far colazione. La colpì la prima pagina, una ragazza era stata aggredita e violentata nel parcheggio dietro il ristorante proprio all’ora in cui c’erano lei e suo figlio. Pensò di avvertirlo immaginando che la polizia li avrebbe voluti interrogare.
- Certe donne se la vanno a cercare - fu la sua risposta. Sua madre ci restò male. Ma non ebbe il coraggio di insistere.
La polizia si fece meno scrupoli, però non arrivò a nulla. Miriam disse che non si erano accorti di niente e che tutto sembrava tranquillo. Era un po’ nervosa, anche perché Claudio a metà pranzo era sparito ed era tornato dopo quasi mezz’ora. Quanto ci vuole ad assalire qualcuno? Si pentì subito di quel pensiero e cercò di essere disinvolta. Claudio era invece molto distaccato, quasi freddo. Forse perché sa di essere innocente, si disse Miriam tentando di non farsi assalire da altri dubbi. Certo che la frase su quella povera ragazza era stata davvero infelice.
Il tempo scorreva e Claudio stava sempre meglio.
Solo che Miriam era sempre più preoccupata. Suo figlio non faceva nulla dalla mattina alla sera, stava davanti alla televisione a vedere programmi insulsi, usciva di rado e solo la sera tardi per fare delle passeggiate. A volte tornava dopo ore, lei lo sentiva dal letto e lo chiamava. Lui non le rispondeva e Miriam sentiva sbattere la porta della sua camera. Da principio aveva provato a indagare, ma lui si rifiutava di darle retta. E poi l’aveva guardata e lei aveva avuto paura. Perché in quello sguardo c’era il vuoto, né sentimenti, né emozioni, il nulla.
E da allora Miriam aveva letto il giornale ogni mattina, quando Claudio la sera prima era fuori casa. E purtroppo si rese conto che qualcosa di vero nei suoi sospetti c’era.

 

Una notte lo aspettò alzata. Si nascose dietro la porta socchiusa della sua camera. Claudio tornò alle tre. Era in disordine, con uno strappo sui pantaloni e la camicia sporca di terra e sangue. Si fermò davanti a uno specchio e si sistemò i capelli. Sorrideva, però quel sorriso assomigliava a un ghigno.
E fece una cosa terribile, si chiuse la patta dei pantaloni.
Miriam smise di guardarlo, scoppiò a piangere. Cosa era successo al suo povero figlio? Era sempre stato un bravo ragazzo prima, prima di quel maledetto incidente. Decise di parlare con il medico che aveva operato Claudio, tacendogli parte della verità. Non combinò molto, il dottore si limitò a consigliarle di rivolgersi a uno psicologo. Allora pensò al parroco della sua parocchia, che le propose di incontrare il figlio.
E con tanto coraggio, Miriam glielo riferì.
Claudio non sbuffò, non protestò, anzi acconsentì subito. Lei ne fu contenta anche se si meravigliò dell’arrendevolezza del figlio. Ovviamente non disse nulla.
Claudio tornò sereno da quel colloquio, non uscì neppure la sera, rimase con lei a guardare un vecchio film alla tv. Lei si illuse che stesse tornando alla normalità.
L’indomani mattina ricevette una telefonata dal prete che le chiedeva di andare immediatamente in chiesa.
L’accolse e la fece accomodare su un banco vicino all’altare maggiore dove troneggiava un bellissimo Cristo crocifisso.
- Lo vede? - esordì il parroco - Claudio l’ha dileggiato, qui davanti a me e davanti a Lui. Capisce, signora? Ha bestemmiato, qui dentro. Io non volevo spaventerla, mi creda, ho riflettuto tutta la notte, e ho compreso che fosse mio dovere avvisarla. Signora, suo figlio ha perso l’anima!
- Cosa? Ma che sta dicendo?
- Lo so, è assurdo, incredibile. Anch’io non sapevo che pensare...
Il parroco era stravolto.
- Claudio e io abbiamo conversato a lungo, di vari argomenti. Signora, suo figlio è l’essere più amorale che abbia conosciuto. Non ha rispetto di niente e di nessuno, neppure di lei.
Mi ha scioccato e le assicuro che in vita mia ne ho udite tante, eppure... Senza ritegno, senza vergogna. Se non fosse perché non ha manifestazioni di alcun tipo, direi che è posseduto.
- Vuol dire...?
- Sì signora, intendo possessioni demoniache.
Miriam stava per scoppiare a piangere.
- Mi dispiace, lei ha già sofferto abbastanza, tuttavia devo metterla in guardia. Claudio è pericoloso, molto pericoloso.
Miriam scappò dalla chiesa sconvolta. Era tutto vero, suo figlio era capace di qualsiasi cosa.
A casa ci rimurginò sopra fino a farsi venire un fortissimo mal di testa. Però prese una decisione. Suo figlio doveva essere fermato, per il suo bene e per quello degli altri. E pure per il suo.
Ma lei ne avrebbe avuto la forza?
La sera dopo Claudio uscì, ma tornò presto. Era turbato, nervoso, come se qualcosa gli fosse andata male. Sua madre pensò che non avesse trovato un’altra vittima o che questa per qualche motivo gli fosse sfuggita. Ne fu davvero lieta e per evitare discussioni che potessero fargli intuire il suo sollievo si chiuse in camera a leggere.
Claudio bussò dopo un’ora. Lei gli aprì pensando che volesse augurarle la buona notte e invece lui l’aggredì. La spinse e la fece cadere. Poi le fu sopra. Miriam gridò e scalciò. Claudio era troppo forte per lei e non ci mise molto a immobilizzarla.

 

Iniziò a stapparle il vestito. La guardava negli occhi e Miriam rabbrividì. Quello sguardo assente, vuoto, da persona senza sentimenti. E in quel momento accettò fino in fondo quello che le aveva detto il prete, suo figlio aveva perduto l’anima. Era morto nell’incidente. Non si era più risvegliato. Il corpo era resuscitato ma lo spirito era volato via.
Che fosse un’ipotesi assurda, un’idea folle non le importava, lei ne aveva la prova, ci aveva convissuto per anni e ora sapeva che può accadere, era accaduto a loro.
Capì che doveva ribellarsi o sarebbe successo quella cosa tremenda, una cosa contro natura.
Claudio indossava una cravatta. Lei finse di giocare con lui, di aver deciso di compiacerlo. Gliela sfilò. La rigirò tra le mani e gliela ripassò intorno al collo. E strinse. Con rabbia, con dolore, con amore. Claudio tentò di urlare, di liberarsi, di colpirla, però sua madre aveva la forza della disperazione e non si arrese. Lui cadde riverso senza fiato. E non si mosse.
Miriam non mollò la presa finché non si rese conto che era veramente morto. Allora si alzò piano e sempre con lentezza si recò al telefono. Si sarebbe costituita e se l’avessero rinchiusa credendola pazza non le sarebbe importato. Avrebbe confessato tutto alla polizia, soprattutto che non aveva ucciso suo figlio, il suo adorato bambino, ma soltanto un guscio vuoto.

Franca Marsala