SOGNO

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2005 - edizione 4)

 

ono nella biblioteca della città. Con fatica mi accingo a riprendere i miei studi.
Decido di concedermi un caffè e una sigaretta. Esco dalla biblioteca. Vado al bar di fronte.
Le tre del pomeriggio. I negozi sono chiusi, così il bar. Proseguo verso quello successivo. Mi fermo. In giro non c’è anima viva!
Solitamente a quest’ora c’è caos. Siamo in una delle vie principali della città.
Situazione grottesca... Torno nella biblioteca.
La sala è vuota. Nessun bibliotecario. Nessuno studente. I tavoli sono in perfetto ordine ma sopra non vi è niente.
Esco di nuovo. Di fronte a me il deserto. Corro verso la mia abitazione!
Finalmente intravedo un signore distinto. Sembra un lord inglese.
“Mi scusi. Che diavolo è successo?” - gli chiedo.
E lui - “È forse impazzito!? Le sembra una domanda da fare?!”
“Cosa...” - Non faccio in tempo a rispondere che, come è apparso, improvvisamente svanisce nel nulla.
Sono terrorizzato. Corro più forte! Duecento metri e sarò a casa.
Sulla porta, ad aspettarmi, un angelo dai luminosi capelli lunghi color oro, la pelle avorio, il corpo perfetto. Una creatura celestiale.
Si avvicina. Mi accarezza il viso, mi bacia e mi sussurra all’orecchio: “Sta tranquillo”.
Un piacevolissimo torpore. Sono calmo. Entro in casa. Vado verso la camera e mi sdraio sul letto. Sfinito, chiudo gli occhi.
Mi addormento. Poi un sogno. Un incubo! Mi manca il respiro. Soffoco. Un grido di terrore! Mi sveglio.
Sono nella biblioteca, con la testa sopra il libro di matematica. Rosso di vergogna, tra gli studenti che a malapena trattengono le risate.
Mi ero addormentato. Imbarazzatissimo prendo la mia roba ed esco.
Sono le tre del pomeriggio. M’incammino verso casa.
Mi guardo intorno. Non c’è anima viva. Negozi e bar sono chiusi.
Sono terrorizzato! Non ho il coraggio di rientrare in biblioteca...

Andrea Ceccarelli