Viscerale

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2005 - edizione 4

- La stavamo aspettando dottore. Scusi l’ora, ma questa è un casino. Opera del demonio.
Stupidi poliziotti, pensate. Sono le sei del mattino, la testa vi fa un male cane e questi bifolchi ignoranti vi hanno tirato giù dal letto per l’opera di un maledetto demonio. Che fretta c’è? Lei è morta.
Voi siete un medico. Legale. Odiate il vostro lavoro.
Entrate nella Macelleria - come chiamate la sala settoria - e imprecando vi mettete camice e guanti. La vostra testa sta per andare in frantumi.
La Macelleria è buia e puzza di carne, come sempre. Guardate sopra il Tagliere. La Carne è già lì. Bestemmiate.
Vi bastano pochi sguardi per capire: si sono mangiati i suoi intestini, lei era viva. Non può essere stato un uomo. Canini e zanne da carnivoro lasciano tracce inequivocabili.
Cosa state dicendo?! Siete impazzito? State a Milano, non ci sono lupi o pantere. Cazzo.
Osservate il suo volto sotto la maschera scarlatta. Ha un che di familiare. L’avete già visto. Vi sforzate, ma non riuscite a ricordare.
La testa vi pulsa.
Guardate sulla targhetta: nessun nome. Le girate intorno. Non ve la sentite di iniziare, qualcosa non quadra.
C’è un disegno sul suo collo. Le scostate i capelli incrostati di sangue. Un drago stilizzato.
Restate senza fiato: con la mano vi toccate la milza. Avete un tatuaggio lì. Perfettamente identico.
La Macelleria è buia, dopo tanti anni vi fa paura. Impugnate il bisturi e chiedete se c’è qualcuno.
Il silenzio non può rispondere.
Poi una nuova consapevolezza vi trafigge e il bisturi vi cade di mano. Rimbalza sul pavimento. Oltre il suono metallico, ancora silenzio.
Vi sfilate i guanti. Lentamente. Guardate le vostre mani alla luce della lampada da tagliere.
C’è ancora del sangue rappreso sotto le vostre unghie.

Marco Campaner