META' UOMO, META' PESCE(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2005 - edizione 4)
Io ero lì per quello.
Papà, ho paura. Non lo voglio più vedere.
Il mio bambino, quella sera, non era tornato a casa. Era andato al
fiume e non era più rientrato.
Papà, ho avuto tanta paura. Camminava in modo strano.
Arrivai al fiume a mezzanotte. Lacqua era immobile, come
unimmensa macchia dinchiostro, guardinga e silenziosa.
Papà. Non voglio più vederlo.
Avanzai al buio, silenzioso. Quando mi fermai, sentii il suo respiro. Il mostro era lì. Un sibilo che si gonfiava e sgonfiava, come un enorme polmone malato. Mi avvicinai. Il suo fiato mi strinse, soffocante.
Papà, uccidilo. Ho tanta paura.
Mi avvicinai ancora. Il respiro si fermò un istante, poi riprese, più ruvido e malato. Quando fui certo di essergli a un passo, alzai la scure e colpii. Una, due, dieci volte, finché quel sibilo cessò.
Bravo, papà. Lhai ucciso!
Poi ci fu un lampo, che illuminò la legnaia. Solo allora vidi i pezzi
del mio bambino sparsi per terra. |
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