L'OSSARIO
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2005 - edizione 4)
in da
piccolo ero sempre stato affascinato dall'ossario che si trova sotto la chiesa del mio
paese. Proprio dietro alla chiesa, a livello del suolo, ci sono due piccole finestrelle,
larghe non più di venti centimetri ciascuna, che si affacciano sulla camera sotterranea
di questo ossario. Non so quante volte ho cercato di intravedere attraverso di esse
qualche ossa umana, riuscendo però, nel migliore dei casi, ad intravedere soltanto
qualche sagoma indistinta nell'oscurità. Un giorno, spinto da un'incontenibile
curiosità, andai dietro la chiesa e steso per terra infilai un braccio in una delle due
finestrelle, per illuminare con una torcia elettrica quella camera sotterranea. Vidi con
stupore cumuli di ossa umane un po' ovunque e rimasi lì ad osservarle per qualche minuto,
esplorando l'ossario con il fascio luminoso della mia torcia, scoprendo così che era
molto più grande di quanto avessi mai immaginato. Poi, improvvisamente intravidi una
sagoma muoversi nell'oscurità, tentai di illuminarla, ma prima che ci riuscissi qualcosa
di freddo e viscido mi afferrò il braccio e cercò di tirarmi giù. Per fortuna la
finestrella era troppo piccola perché ci potessi passare attraverso ed anche se ero in
preda al panico più totale, riuscii a trovare la forza per liberarmi da quella gelida
morsa. Istintivamente mi spinsi all'indietro e fu allora che lo vidi. Fu solo un istante,
ma sono certo di averlo visto. I suoi grandi occhi neri sporgenti, la pelle tumefatta da
cui fuoriuscivano vermi neri ed i lunghi, affilati denti, mostrati in un ghigno beffardo,
mi rimarranno per sempre impressi nella memoria. Mi alzai da terra ed iniziai a correre
più veloce e più lontano che potevo. Da quel giorno dormo con la luce accesa. Non ho mai
dimenticato quell'essere ed ho paura che anche lui non mi abbia mai dimenticato.
Simone Babini |