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LUCY

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2005 - edizione 4)

 

i svegliò di colpo. Non aveva sognato. Nessun terribile incubo ad agitargli il sonno, come fuggire da masse informi in sotterranei pieni di topi. Aprì soltanto gli occhi e pensò c’è qualcuno in casa.
Tommaso si girò dall’altra parte del letto. Rebecca, sua moglie da un anno e 10 mesi, dormiva profondamente. Sul comodino la foto del matrimonio, il giorno in cui era nata la famiglia Fero. C’è qualcuno continuò a pensare. E la chiamò.
“Rebecca”.
“Mmh”.
“Rebecca, c’è qualcuno”.
“Dormi” rispose lei di spalle.
“Ti dico che c’è qualcuno”. Silenzio. “Chi c’è?” chiese Tommaso alzando la voce. “CHI C’È?” ripeté.
“Siamo soli” disse Rebecca girandosi.
Tommaso vide i suoi occhi bianchi, senza pupille, due biglie di ceramica. E urlò.
“Ehi, Tommy, guardami, ehi, sono io”.
La guardò. Ora c’era tutto. Pupille. Sorriso. Occhi assonnati.
“Scusa” disse Tommaso accendendo la luce. “È che... è come se ci fosse qualcuno”.
La vita è presentimento molto più di quanto non siamo in grado di capire.
“Lo so” ammise Rebecca. “C’è Lucy”.
“Lucy?”.
“Nostra figlia”.
“Rebecca, non abbiamo una figlia”.
“Lo so” ripeté calma. “Non abbiamo ancora” sottolineò “una figlia”.
“Santo cielo, Rebecca, sei sterile. Non possiamo averne e...”.
“Non ripetere più una cosa del genere” lo interruppe.
“Ma...”.
“Non dire più santo cielo”. Tommaso si zittì. “Il cielo non è santo. Sai quante volte ho chiesto la felicità di una figlia dopo i risultati dell’esame? Ogni maledetta notte. Invece mai. Mai”.
“Stai delirando”.
“Poi un giorno penso e se avessi sbagliato il destinatario delle preghiere? Se invece degli angeli fossero gli angeli caduti ad ascoltarci?” continuò tranquilla.
“Che stai dicendo?”.
“Sto dicendo che sono incinta”.
“Impossibile”.
“Incinta” ripeté accarezzandosi la pancia gravida. “E ho deciso il nome”.
“Lucy” comprese Tommaso.
“Sì. Lucy... Fero”. E sorrise, Rebecca, sospesa sopra le lenzuola.

Fabiano De Micheli