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INFERNO TUTTO COMPRESO

 

«Ma lei è davvero il Diavolo?»
Il distinto signore dall’altra parte della scrivania sorrise.
«Non sono poi così brutto come mi si dipinge, vero?»
In effetti quello che si trovava davanti sembrava un onesto e distinto uomo d’affari, elegante, sorridente, cordiale, sicuro di sé... Anzi, ispirava fiducia e tranquillità.
«Quindi lei vorrebbe sapere qualcosa di più delle nostre proposte».
La voce suadente lo scosse dai suoi pensieri.
«Sì, sono venuto da lei proprio per questo. Intanto vorrei alcune informazioni, poi pensavo di rifletterci un po’. Sa, è una decisione importante...»
«Non si preoccupi, non vogliamo venderle nulla. Noi aspiriamo alla massima soddisfazione del cliente. Io le illustro le nostre offerte, poi lei ci può pensare quanto vuole e, se riterrà di accordarci la sua fiducia, si metterà in contatto con noi».
Sembrava una proposta accettabile. In fondo non rischiava niente.
«Va bene».
«Dunque, la nostra offerta principale è illustrata in questa brochure. Si tratta di un soggiorno da noi per l’eternità, tutto compreso. E quando dico tutto, intendo dire proprio “tutto”» disse strizzandogli l’occhio.
Prese la brochure che gli porgeva il Diavolo ed iniziò a sfogliarla. Le fotografie e i testi erano davvero accattivanti. Ogni ambiente sembrava realizzato dai migliori architetti e stilisti, senza badare a spese. Stanze lussuose, arredi preziosi, saune, idromassaggi, televisori, schermi cinematografici, musica, concerti dal vivo... c’era un po’ di tutto. E gli altri ospiti...! Quello era forse l’aspetto che lo attirava di più. Tra i corpi nudi delle orge immortalate nelle fotografie poteva riconoscere famose rock star, divi del cinema, bellissime modelle, pittori, scrittori, tutta la gente che conta e che aveva ammirato di più.
Sollevò lo sguardo verso il suo interlocutore.
«Lo so, succede a tutti, non si preoccupi. Non se lo aspettava, vero? Ma è naturale, con tutta la propaganda della concorrenza... Cosa vuole, a noi non interessa diffamare gli altri, noi pensiamo solo ai nostri clienti e alla loro soddisfazione. Del resto, il nostro prodotto è talmente superiore che possiamo permetterci di non badare a tutte le malignità che si dicono su di noi... Voglio dire, a meno che a lei non piaccia sentire eunuchi che suonano l’arpa tutto il giorno...»
«Ma... se è così belo, perché accettate solo chi ha fatto qualcosa di male?»
«Ecco, vede, anche questa è disinformazione e propaganda. Forse dovremmo investire anche noi qualcosa nei mass media, per non lasciare tutto a loro... Adesso le spiego. In realtà le cose non stanno proprio così. Per essere accettati da noi non è che si debba fare qualcosa di male, è una specie di iniziazione, come nei college americani, non so se ha presente... Ecco, noi chiediamo solo questo, qualcosa che ci faccia sapere che la vostra scelta non è superficiale ma profonda, e ci vuole, perlomeno, un atto, un qualcosa che ci dia la certezza che avete accordato la vostra preferenza a noi. Sa, sarebbe imbarazzante che magari qualcuno, dopo, si pentisse e volesse cambiare destinazione. Del resto, come saprà anche lei, la vita terrena è un granello di sabbia rispetto all’eternità, e anche le azioni che si compiono sulla Terra non hanno certo un valore in sé.
Cosa ne dice, ha qualche domanda?».
«Ma, guardi, io sarei seriamente interessato, anzi, potrei anche darle subito la mia adesione. Cosa devo fare?»
«Ha portato il curriculum?»
«Ah, sì, certo. Eccolo» - gli porse un foglio dattiloscritto.
«Devo essere sincero con lei. Qui c’è un piccolo problema» - gli disse il Diavolo dopo aver letto il curriculum.
«E sarebbe?». Una nota di apprensione iniziava a trasparire dalla voce dell’uomo... Il timore di dover rinunciare a tutti quei piaceri che gli erano appena stati prospettati per l’eternità.
«Beh, come saprà anche lei, qui non c’è assolutamente nulla che io possa far valere per farla entrare da noi. Lei ha sempre aderito alla propaganda della concorrenza, ha sempre seguito le loro indicazioni. Temo che ormai non si possa fare molto...»
«Ma come? Non devo mica morire oggi. Mi dica cosa posso fare e io lo farò, ho ancora tempo, non è vero?»
«Oh, per quello, sì, ha ancora tempo, ma non so se...»
«Mi metta alla prova, la prego. Sono veramente convinto, ho deciso, ho già fatto la mia scelta e voglio passare l’eternità da voi»
«La ringrazio, questo è molto bello, però potrà immaginare che lei non è certo l’unico, abbiamo la fila di gente che sta aspettando... Comunque, non si disperi. Lei mi è simpatico, forse possiamo fare qualcosa. Vedo che lei ha un fratello prete. Il che non depone certo a suo favore. Però potremmo volgere la cosa in positivo. Cosa ne dice di uccidere suo fratello e incendiare la chiesa, magari dopo aver scritto sulle mura qualche frase ad effetto? Questo le darebbe il visto d’ingresso assicurato»
«Uccidere... mio fratello...?»
«Come vuole, vedo che non è ancora pronto, eventualmente ne riparleremo in futuro» - disse il Diavolo alzandosi dalla sedia.
«No, no, aspetti. Era solo una domanda... Lo farò, lo farò. Voglio assolutamente entrare»
«Allora a presto».
Si strinsero la mano.

 

"Folle uccide il parroco e incendia la chiesa". Questo il titolo del giornale locale alcuni giorni dopo. Aveva brutalmente ammazzato fratello, il prete del paese, e, dopo aver scritto frasi oscene e inneggianti al demonio su tutte le mura della chiesa, le aveva dato fuoco. Era rimasto dentro anche lui, e, salito sul campanile in fiamme, si era gettato nel vuoto inneggiando a Satana.

 

«Ah, buongiorno, ci rivediamo, finalmente!»
«Sì, ho fatto quello che mi aveva suggerito ed è andato tutto bene»
«Lo so. Ha visto che ce l’ha fatta?»
«Sì, davvero, non credevo che ne sarei stato capace. E tutto grazie a lei»
«Ma si figuri. È il mio lavoro...»
«Adesso posso andare...?»
«Certo. Si accomodi» disse il demonio alzandosi dalla scrivania e spalancando una porta alle sue spalle.
«Si accomodi»
L’uomo guardò oltre la soglia. Una smorfia di orrore comparve sul suo viso. Le palpebre gli si spalancarono. Gli occhi rivelavano il terrore che si era impadronito della sua mente.
«Ma... ma come... la brochure...»
«Mio caro amico» - disse l’altro spingendolo oltre l’uscio - «non per nulla mi chiamano anche il principe dell’inganno».

Pierluigi Porazzi