La vendetta dello spettro

<<Presto, l'edificio è in fiamme, uscite!>> Gridò il pompiere con il compito di evacuare la struttura.
Il campus era in fiamme.
I ragazzi lo avevano desiderato per scherzo tante volte, ma svegliarsi e sentire il fumo che ti penetra i polmoni con le fiamme che vogliono divorarti è una brutta sensazione.
Marco corse fuori.
Stava cercando suo fratello Michael.
<<Michael!>> Gridò a squarciagola.
<<Non c'è. È dentro!>>
Un boato assordante zittì tutti: l'edificio era crollato su se stesso.
Dopo le indagini, Marco e la sua famiglia furono chiamati al commissariato di polizia.
<<Signori, l'incendio è divampato dalla stanza dei vostri figli.>> Tagliò corto l'ispettore.
<<Michael stava fumando a letto. Si deve essere addormentato.>>
I genitori della vittima scoppiarono in lacrime.
Michael era morto carbonizzato all'età di ventidue anni.

 

Passarono dodici anni da quell'incidente.
Marco ormai era felicemente sposato e aveva una figlia.
Stava facendo colazione da solo quel giorno. Il televisore gli faceva compagnia.
Sua moglie era di sopra con la bambina.
La routine mattutina fu interrotta dal suono del campanello.
Marco aprì la porta e sentì il suo cuore fermarsi.
Davanti a lui c'era Michael.
<<No. Tu sei morto.>>
Battè le ciglia. Era Sparito.
Era sconvolto, doveva averlo sognato.
<<Chi era alla porta?>> Chiese sua moglie.
Il terrore gli salì ancora di più.
La riapri nuovamente, nessuno sulla soglia.
<<Niente. Uno scherzo.>>
Sue, sua figlia gli fece un gran sorriso e si mise a tavola.
<<Mamma, voglio i cereali a forma di lettera.>>.
<<Va bene.>>

Marco non sentiva nulla. Era travolto dai suoi pensieri.
<<Oh, Sue, guarda che disastro.>> Brontolò la mamma.
Il latte si era rovesciato sul tavolo e i cereali sparsi avevano composto per qualche strana coincidenza il nome Michael.
<<Andiamo Sue.>>
<<Ciao papà.>> Disse la bambina uscendo con la mamma.
A lavoro lui ancora scosso teneva la testa bassa.
Qualcuno bussò alla porta del suo ufficio.
<<Scusa, mi presti una penna?>>
<<Prendila.>> Rispose additandola.
<<Grazie, fratello.>>
Scattò in piedi e guardò quella figura.
<<Michael!>>
<<Più o meno.>>
<<Tu sei morto.>>
<<Non proprio, sono uno spettro. Ho un conto in sospeso.>>
<<Quale?>>
<<Tutto a suo tempo.>>
Usci e sparì.
Il cellulare squillò facendolo sobbalzare.
<<Pronto?>>
<<Marco, Sue è caduta dalle scale. Siamo in ospedale!>>
Montò in macchina e sgommò.
Salì le scale dell'ospedale di corsa, irrompendo nel reparto pediatrico.
<<Cos'è successo a nostra figlia?>>.
<<Non lo so. Ha detto che un uomo l'ha spinta giù per le scale. Era piena di sangue. Tutti i capelli imbrattati.>> Spiegò la moglie piangendo.
<<Calmati. Ora dov'è?>>
<<Hanno detto che dovevano operarla. Ha perso conoscenza. È in sala operatoria.>>
Sua moglie camminava freneticamente avanti e indietro, mentre Marco si era buttato su una sedia.
Il chirurgo uscì e disse che il peggio era passato.
Marco scese per fumarsi una sigaretta.
<<Povera bambina.>>
<<Michael!>>
<<Sì. L'ho spinta io. Te l'ho detto conti in sospeso...>>
Due settimane dopo, Marco era molto dimagrito, aveva perso il lavoro, il suo sguardo era spento, aveva l'umore instabile, non dormiva...
<<Ascolta.>> Disse alla moglie: <<Michael ha spinto Sue, era lui alla porta quel giorno, lui mi ha fatto licenziare, lui mi sveglia la notte. Ci sta perseguitando!>>
<<Marco, ma cosa dici? Tuo fratello è morto dodici anni fa!>>
<<Mi ha detto che stasera capiterà qualcosa di brutto!>>.
La moglie gli dette un tranquillante e lo rassicurò che sarebbe andato tutto bene.
Guardo l'orologio che segnava le venti e uscì.
Marco dormiva sul divano.
Lei doveva andare alla premiazione del suo libro. Non poteva certo farsi spaventare da sciocche fantasie.
Dopo mezzora lui si svegliò e cominciò a chiamare la moglie. Urlava tanto da far piangere Sue.
<<Amore, vestiti, dobbiamo andare dalla mamma.>>.
<<Papà, ho paura!>>.
<<No. Ora vestiti.>>
Percorse a gran velocità la strada e vide la macchina di sua moglie che gli veniva in contro.
Tirò un sospiro di sollievo.
Poi si voltò e vide Michael che spingeva un albero.
Stava per cadere.
Marco gridò e si mise in mezzo alla strada.
Per evitarlo sua moglie sterzò schiantandosi contro quell'albero.
Morì sul colpo
<<No. MICHAEL!>> Gridò lui.
Marco fu rinchiuso in manicomio perché ritenuto: schizofrenico con manie di persecuzione, psicotico...
Nella sua stanza imbottita urlava: perché?
<<Mi hai ucciso!>> Rispose Michael.
<<Cosa?>>
<<La sera della mia morte, mi colpisti dopo una lite.>>.
<<No!>>
<<Sì, pensavi che fossi morto e così inscenasti l'incendio e ci hai creduto.>>
Era vero, ora ricordava: avevano litigato per la macchina.
Michael aveva avuto un incidente. Lui lo aveva colpito e il fratello aveva battuto la testa. Sembrava morto!
Preso dal panico inscenò la tragedia.
<<Perdonami!>> Disse piangendo.
<<Tu non uscirai da qui. Non ti farò dormire, mangiare, pensare, finché non morirai.
Non si sfugge alla vendetta di uno spettro!>>.

Alex Tasciotti