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IL PRESCELTO

 

e.gif (270 byte)siste una zona sconosciuta del nostro cervello in cui sono custoditi tutti i segreti dell'universo per secoli e secoli, fino all'inizio del mondo, quando il nostro pianeta era ancora giovane, e questa conoscenza dell'immenso ci viene restituita solo quando siamo morti, e per nostro grande rammarico nessuno mai è tornato da questo tetro viaggio, o forse sì. Vi voglio raccontare la storia capitata ad un promettente giovane scienziato agl'inizi della sua carriera, e per quanto incredibile possa sembrarvi è realmente accaduta.
Nella cittadina di ... nello Shire dove sono nato e vivo attualmente, nel periodo in cui ha inizio questa storia, abitavo in un appartamento della 37ª strada, stavo preparandomi ad una tesi, che avrei dovuto consegnare l'indomani mattina.
Essendo da molto tempo concentrato, decisi di rilassarmi un po' con una buona tazza di caffè, mi avvicinai alla finestra, e sorseggiando il caffè contemplavo fuori, quando ad un tratto squillò il telefono, così venni a sapere, che a causa di un ritardo, il cadavere di un uomo fu trattenuto per diversi giorni in obitorio, quando per cause inspiegabili, il cuore gli ricominciò a battere. Non vi dico lo stupore del guardiano nel vederlo seduto sul lettino, che di corsa si precipitò al telefono e mi chiamò, lo sentii agitato e cercai di calmarlo, gli spiegai che a volte un uomo può avere un trauma e sembrare apparentemente deceduto, gli raccomandai di non farlo allontanare, che sarei giunto lì immediatamente.
- Buonasera dottore.
- Buonasera, dove si trova quell'uomo.
- E' ancora seduto, non si è mosso di un centimetro, fissa la parete, è come ipnotizzato.
- Lo sarebbe anche lei se fosse morto è risorto.
- Che dice devo chiamare i familiari?
- Non ancora voglio prima visitarlo, e poi è tardi, penseremo domani al da farsi.
- Bene dottore come desidera.
Mi avvicinai a quell'uomo, gli presi il polso e feci segno al guardiano di avvicinarsi, e di sbottonargli la camicia, dopo di che gli sentii il torace e le spalle, e subito dopo presi dalla borsa un martelletto e provai i riflessi.
- Quest'uomo sta benissimo ora bisogna capire la causa che ha provocato questa morte apparente.
Ad un tratto mi sentii afferrare il polso e stringerlo con una tale forza che a stento riuscii staccarmi, gli dissi di calmarsi che non c'era niente di cui aver paura. Poi sentii un sibilo, voleva dire qualcosa ma la voce gli usciva a mala pena.
- Dottore, mi riporti dove mi trovavo.
Io fissai il guardiano sbalordito, e anche lui fece lo stesso.
Poi gli chiesi dove si trovasse prima di venire qui.
- Non lo so, però mi sentivo bene, una luce forte mi accecava, e allo stesso tempo mi rassicurava, sentivo un calore per tutto il corpo. Poi la luce si fece meno intensa, mi sentivo trasportare, vagavo nel nulla, che acquistava davanti ai miei occhi le più svariate forme, poi divenne mare che si divise e diede origine alla terra ferma, che in breve tempo si riempì di fiori, e di alberi.
Lo spettacolo che si presentava davanti ai miei occhi era incredibile, il giorno seguiva la notte, passavano giorni, mesi, anni, in brevissimo tempo. Io ero uno spettatore passivo, facevo parte di tutto e di niente. Poi il tempo rallentò fino a fermarsi e davanti a me si materializzo un uomo, che mi trapassò con una lancia, gridai, ma stranamente la lancia mi trapassò e andò a colpire un cervo, che cadde pesantemente a terra. Il tempo riprese a mutare velocemente, si susseguivano epoche diverse, cambiavano luoghi, città, ma tra tanti volti solo uno riappariva di frequente, camuffato ma sempre più familiare. Le città venivano distrutte da guerre, incendi, saccheggi ed ogni volta che appariva quell'uomo, il tempo si fermava, e quell'individuo con la spada insanguinata faceva strage dei suoi nemici. Sapevo che non mi vedeva e non poteva farmi alcun male, ma ogni volta che eravamo faccia a faccia rabbrividivo, quegli occhi iniettati di sangue, pieni di odio, erano i miei, un grido feroce mi uscì dall'anima, mentre una risata mi straziava le orecchie. Conobbi il male, quell'uomo diveniva sempre più somigliante a me ed io a lui, vedevo il mio passato, ero il dominatore in assoluto, il creatore e il distruttore di tutto l'universo. Ad un tratto tutto si oscurò, ed una voce tuonò nel buio.
- Per la terza volta hai dubitato di me e ti sei sostituito a me, hai ucciso tuo fratello, e per questo che tu e la tua razza sarete condannati per altri mille anni, a vivere e morire nella sofferenza di non vedere più la mia luce.
- Poi mi sono svegliato e trovato qui, ho sbagliato, vorrei tornare indietro per cambiare le cose, ma purtroppo siamo condannati per altri mille anni.
- Dottore si è addormentato, non crederà alla storia che ci ha raccontato.
- Può essere la proiezione che ha avuto prima d'andare in catalessi, oppure siamo stati cacciati un'altra volta dal paradiso.

Rosario Zingone