LA BADANTE

 

iana era felice del suo lavoro, un lavoro che la faceva sentire utile.
Si occupava di un ragazzo simpatico, purtroppo paralitico. Passavano le giornate a chiacchierare e lui le raccontava tutto ciò che avrebbe voluto fare, ma che la sua condizione gli aveva precluso.
Diana attraversò la piazza del paese. I muri erano tappezzati di manifesti che commentavano l’argomento del giorno: omicidi di donne che si erano susseguiti in poco più di una settimana. Tutte le vittime erano state violentate e strangolate nello stesso posto e con lo stesso foulard azzurro. La polizia aveva rinvenuto le impronte dell’assassino, era stato facile perchè il terreno era composto di argilla rossa. Anche le tracce sulle sue suole dovevano essere evidenti.
Diana non era preoccupata, quelle donne, pensava, in fondo se l’erano andata a cercare. Appariscenti, frequentatrici di locali, che pretendevano? Se avessero avuto un comportamento più decente...
Aurelio stava sonnecchiando sulla sua sedia a rotelle. Suo padre non c’era. Diana non lo svegliò e iniziò a riordinare. Rifece il letto e sistemò i vestiti nell’armadio. Levò le pantofole dallo scendiletto e andò in bagno a riporle. Vide una bella fila di scarpe più o meno nuove. Ne spostò un paio e notò che che c’era qualcosa che spiccava, tracce di rosso. Era argilla rossa. L’assassino.... era il padre di Aurelio!
Sentì una porta sbattere e dei passi avvicinarsi. Era in pericolo. Cercò di chiudersi in bagno, ma non c’era la chiave. La finestra era troppo piccola, lei non ci sarebbe mai passata con i suoi settanta chili.
La porta si aprì lentamente. Lei si rifugiò dietro la tenda della doccia. Una mano si affacciò. La tenda venne scostata. Aurelio era in piedi davanti a lei. Lei gli andò incontro sollevata, non rendendosi conto dell’assurdità della situazione. Lui le sorrise, lei istintivamente ricambiò. Lui alzò una mano e lei riuscì a intravedere ciò che teneva stretto. Prima che Aurelio le passasse il foulard intorno al collo.

Franca Marsala