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IL PESO DELLA LUCE

 

iamo a Milano, ai giorni nostri.
Francesco Santi, scrittore, si trova nel suo studio.
Seduto ad una scrivania, si sta scervellando su alcune parole dall’oscuro significato.
Sta nervosamente fumando una sigaretta.
Tutt’attorno, sulle pareti, ritagli di giornale, appunti alla rinfusa, tutto riguardante quelle misteriose parole. D’improvviso una telefonata.

 

SANTI
Pronto?

 

VOCE AL TELEFONO
Francesco? Sono Carla, la chiamo da parte del dott. Bonomi, per il lavoro che dovrebbe aver terminato.

 

SANTI
Non si preoccupi... è quasi finito, mancano solamente alcuni ritocchi.

 

VOCE AL TELEFONO
Mi raccomando... conosce meglio di me il Dott. Bonomi, non è persona da gradire molto i ritardi.

 

SANTI
Le ripeto di non preoccuparsi Carla, Bonomi avrà il mio romanzo sul suo tavolo entro due giorni al massimo, prima del termine di consegna stabilito.

 

VOCE AL TELEFONO
Perfetto... Ah, dimenticavo... ha chiamato una persona per lei oggi; ha detto che è estremamente importante, e che dovete incontrarvi domani, assolutamente.

 

SANTI
Non le ha lasciato il nome? Un recapito?

 

VOCE AL TELEFONO
Niente... ha solamente detto che è della massima importanza.

 

SANTI
E dove le ha detto che dovrei incontrarmi?

VOCE AL TELEFONO
Alle 14 esatte, presso la chiesa di S. Bernardino alle Ossa.

La scena, a questo punto, si sposta all’esterno, davanti alla chiesa luogo dell’appuntamento.
Francesco si trova di fronte al portone d’ingresso.
Una leggera esitazione lo blocca; ma è questione di pochi attimi.
All’interno della chiesa non si scorgono persone.
Si accorge, però, che da una porta, situata in fondo ad un corridoio, fuoriesce una luce tremolante, come di molte candele accese.

 

Percorso il corridoio, Santi si ritrova in una stanza, che si rivela essere una cappella. Particolare importante: le pareti sono ricoperte di centinaia di teschi.
Il silenzio è assoluto.
Davanti ad un piccolo altare, inginocchiato, qualcuno sta pregando.

 

Improvvisamente, questi comincia a parlare.

 

LO SCONOSCIUTO
Mi fa piacere constatare che è una persona puntuale, sig. Santi.

 

Francesco, al sentire queste parole, si mostrerà alquanto stupito, e non meno incuriosito.

 

LO SCONOSCIUTO
La puntualità è importante, tanto con i conoscenti quanto con gli sconosciuti, non è d’accordo, sig. Santi?

 

E pronunciate queste parole, lo Sconosciuto si alza e si volta.
Un uomo sulla cinquantina, alto, indossa un cappotto nero, scarpe rifinite e pulite; l’apparenza è quella di una persona agiata.
Lentamente, senza fermarsi, si dirige verso Francesco, il quale, dopo aver tentato di arretrare verso l’uscita della cappella, si blocca come d’improvviso, e così fa lo Sconosciuto, a pochi passi da lui.

 

Questi, allora, con voce suadente

 

LO SCONOSCIUTO
Lei ha paura, sig. Santi.... Lei ha paura di me.

 

A questo punto Francesco, determinato, arretra fino all’uscita della cappella, lentamente.

 

SANTI
Senta... io non so chi lei sia... e che cosa voglia da me... ma non starò certo qui a perdere tempo ascoltandola.

 

Detto questo si volta, e nel momento in cui si appresta a varcare la soglia della cappella, lo Sconosciuto ricomincia a parlare...

 

LO SCONOSCIUTO
Ha mai conosciuto la morte, sig. Santi?
Io l’ho incontrata molte volte... e l’ho combattuta... e vinta.

 

Francesco, al sentire queste parole, non riesce a non mostrare uno sguardo di incertezza e preoccupazione.

 

LO SCONOSCIUTO
Leggo nei suoi occhi stupore, incredulità...
Non si preoccupi, sig. Santi, non parlo certamente della morte fisica, del corpo...
Intendo la morte dei sensi, la morte dello spirito...

 

Pronunciate queste parole, lo Sconosciuto si dirige verso una delle pareti della cappella e, accarezzando con una mano uno dei teschi, rivolto a Santi

 

LO SCONOSCIUTO
Immagino che entrando in questa cappella, sig. Santi, sia rimasto impressionato dalla sua macabra caratteristica...
Centinaia e centinaia di teschi, conservati e custoditi qui dai monaci di questo convento sin dal 1605.
In quell’epoca, sig. Santi, la peste regnava sovrana, sulle cose e sulle persone; nessuno ne veniva risparmiato, per quanto si tentasse di sfuggirle.
Non vi erano distinzioni né di età, né di sesso, né di ceto sociale.
Nessuno si fidava più di nessuno; il semplice contatto fisico era portatore del morbo.
Terminata l’epidemia, alcuni frati, miracolosamente scampati alla mortale malattia, decisero di costruire il luogo ove io e lei ora ci troviamo, decorandone le pareti con i teschi degli uomini, delle donne e dei bambini sterminati dal flagello.
Deposero qui i loro terreni resti come monito ai vivi...
La morte è sempre tra noi, sig. Santi, la morte è sempre tra noi.

 

E detto ciò, lo Sconosciuto si dirige verso l’altare, inginocchiandosi.

 

SANTI
Lei è pazzo... completamente pazzo!

 

E dopo qualche attimo di silenzio...

 

LO SCONOSCIUTO
Pazzo, Lei dice?

 

E, alzatosi dall’inginocchiatoio, rivolto verso Santi, si toglie il cappotto, rivelando un abito talare: lo Sconosciuto è un prete.

 

A questo punto Francesco, sorpreso da questa rivelazione, e confuso, intimorito dalle criptiche parole dello Sconosciuto, si dirige deciso verso l’uscita.

 

Lo Sconosciuto pronuncia allora le parole che Santi stava esaminando nel suo studio.

 

LO SCONOSCIUTO
Sator
Arepo
Tenet
Opera
Rotas

 

Francesco si ferma di colpo.

 

LO SCONOSCIUTO
Da quanti anni, caro Santi, sta cercando il significato di queste cinque parole?
Da quanti anni lei e gli stolti come lei cercano di carpire il Messaggio che da venti secoli queste lettere contengono, e che da venti Secoli gli esoteristi cristiani avevano già compreso?

 

Poi, con tono paterno

 

Tu, Francesco, hai dedicato parte della tua vita a svelare questo segreto.
Ma ciò che è più grave è che in esso hai voluto ricercare le prove dell’esistenza di Dio.
Così facendo, stavi perdendo la ragione, che è anch’essa un dono di Dio e stavi precipitando nel baratro della follia.

 

La tua fede era morta.

 

Così io vengo per ricordarti le parole del Cristo:
“Beato colui che crede senza aver bisogno di vedere”.

 

Francesco, in lacrime, esce dalla chiesa, abbagliato dalla luce del sole, fortissima, accecante.

Leonardo Masciadri

 

Sono nato a Milano il 15 febbraio 1971, ed attualmente risiedo a Lecco. Ho un diploma di maturità scientifica, e ho lavorato per diversi anni nel settore dell'elettronica di consumo. Ho sempre scritto sin da piccolo, anche se negli ultimi tempi, per via del lavoro, non ho prodotto granchè.