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L'UOMO CHE SCOMPARE

 

niziò all'improvviso. Un giorno, guardandomi la mano, vidi attraverso di essa. Come se fosse trasparente.
Subito pensai a un difetto della vista, o a un'allucinazione. Chiusi gli occhi, li stropicciai e guardai di nuovo. Potevo vedere attraverso la mia mano.
I primi giorni la mano era ancora perfettamente visibile, aveva solo acquistato trasparenza. Era come se fosse fatta di vetro colorato. Poi iniziò a scomparire. Stava diventando invisibile. Risolsi brillantemente il problema indossando sempre un paio di guanti. Ne comprai anche un paio di cotone leggero, per l'estate.
Per fortuna mia moglie non si accorse di nulla. Sarebbe stato imbarazzante doverlo spiegare.
Poi mi prese l'altra mano, la destra. Scoprii che, nonostante la trasparenza, potevo comunque afferrare qualsiasi cosa, se non altro non avevano perso consistenza. Avevo ancora le mie mani. Non potevo più vederle, ma c'erano.
Poi toccò ai piedi. Alle braccia, alle gambe. E infine alla testa.
Avevo paura. Avrei potuto perdere tutto. Il lavoro, la famiglia, gli amici. Tutto.
Invece sono stato fortunato. Non se n'è accorto nessuno. Continuo a lavorare come sempre, torno a casa, do un bacio a mia moglie, guardo la televisione, vado a dormire. Insomma, la mia vita continua come prima.
Nessuno si è accorto che io sono scomparso.

Pierluigi Porazzi

 

Nell'ambito del concorso del 2005, indetto da Bompiani e Arpanet, questo racconto è stato selezionato e premiato con la pubblicazione nell'antologia "Fermenti", edita da Arpanet, che ne detiene attualmente i diritti di pubblicazione.