SOCCORSO

 

lex alzò il telefono, aveva bisogno d’aiuto. Lorenzo, doveva chiamarlo, era il suo migliore amico, si sarebbe precipitato a salvarlo.
- Lorenzo, Lorenzo – bofonchiò nella cornetta. – Ti prego, vieni.
- Che cosa hai? – domandò l’amico.
- Non posso, non posso...
La comunicazione venne interrotta.
Lorenzo si disse che era meglio controllare che tutto fosse in ordine.
Con l’auto ci mise meno di mezz’ora ad arrivare. La villetta di Alex era al buio. Entrò con la chiave nascosta sotto lo zerbino. Cercò di non fare rumore, ma anche se erano anni che frequentava la casa, era difficile ricordarsi dove stavano esattamente i mobili.
Arrivò finalmente alla camera da letto. Aprì la porta e vide Alex.
Era seduto per terra con la schiena appoggiata al letto. Era legato e imbavagliato.
Come ha fatto a chiamarmi, pensò stupidamente. Si avvicinò e Alex cominciò a mugolare. Forse aveva paura che fosse tornato il suo assalitore.
Si inginocchiò e gli levò il fazzoletto dalla bocca.
- Sono io, Lorenzo. Che è successo? – sussurrò.
- Lorenzo, amico mio. È un pazzo, è entrato e mi ha assalito. Mi ha bloccato così. Non l’ho sentito andar via. Non l’hai visto?
- No, infatti sono arrivato fino a te. Vado a dare un’occhiata di là.
- No, aspetta, è pericoloso, potrebbe ucciderci, avvisa la polizia.
- No, non preoccuparti. Torno subito.
Lo lasciò lì a protestare. Percorse il lungo corridoio toccando gli ostacoli con le mani per non ritrovarsi con qualche livido. In fondo c’era una luce. Era la cucina.
Si affacciò, c’era un uomo con i capelli scuri lunghi e una t-shirt nera davanti al frigorifero. Entrò come una furia. L’uomo si girò e lo fissò.
- È assurdo – esplose Lorenzo. – E se fosse riuscito a telefonare a qualcun altro?

Franca Marsala