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THE SOAP MAKERS

 

ro impiegato nell'impresa di pompe funebri ''L'ultimo viaggio in prima classe''. Io e un ciccione chiamato Skorsky. E' lui che un giorno mi raccontò una storia su suo nonno internato nel '43 a Bukenwald.
''Sai come si è salvato mio nonno dal campo di concentramento? ''disse Skorsky, mentre metteva del fard sulla faccia di una vecchia per coprire il coloraccio livido da post-mortem.
''Adesso cosa c'entra tuo nonno Skorsky?''
''Faceva il lavoro sporco per i nazisti. Mi diceva che prendevano i morti e dopo aver cotto i corpi in una caldaia finché la pelle e la carne si scioglievano, raccoglieva il grasso che saliva in superfice e poi lo mescolavano con la soda caustica, da dieci-quindici cadaveri ricavavano fino a venti chili di sapone e...''
Lo interruppi: ''Coglione, hai truccato quella vecchia che sembra una puttana''. Skorsky le aveva messo due dita di fard e il rossetto tutto sbavato sui bordi delle labbra. Sembrava proprio una troia incartapecorita.
''Oh cazz...'' Skorsky le sputò in faccia, e cercò di pulirle via il fard impiastricciandola ancora di più.
''E poi cosa ci facevano col sapone?'' a quel punto ero diventato curioso.
''Cosa ci facevano?'' rispose continuando a sfregiare la vecchia, ''Lo vendevano, ecco cosa ci facevano. Ci aggiungevano acqua di Colonia e coloranti: era il miglior sapone in tutta l'Europa''.
''Usavano la soda... castica?''
''S o d a c a u s t i c a!, questa vecchia Mi sta facendo incazzaraeeee!!!'' La prese e la scaraventò contro il muro.
''Calmati Skorsky. Dove la vendono questa soda castica?'' Skorsky mi guardò con la sua solita espressione da ebete, senza rispondere.

 

Iniziammo i nostri primi maldestri tentativi, portavamo i corpi a casa di Skorsky dove era allestito un calderone largo un metro e mezzo per la prima fase di scrematura.
''Stiamo facendo un macello qui dentro'' diceva Skorsky ''Senti che puzza! I vicini chiameranno la polizia''
''Dì che il tuo cane si è suicidato oppure che soffri di colite... insomma non rompermi i coglioni!''
Il sapone che ricavavamo in un primo tempo era di color grigio-verdastro disgustoso a vedersi, e soprattutto al tatto era unto e vischioso come margarina, assolutamente inadatto al commercio.
Dopo una settimana trovammo le dosi giuste in fatto proporzioni tra il peso e la costituzione dei corpi, il tempo di cottura e la quantità di soda da usare. Eravamo diventati esperti.
''Ecco'' dissi, con in mano una saponetta color beige profumata di viole ''Questa non è una saponetta è una pepita d'oro''
''Qualcuno si accorgerà della mancanza dei corpi, finiremo in galera. Mr. Digger ci beccherà''. Mr. Digger era il nostro principale, un tipo scheletrico, calvo, sui cinquanta con il vizio dell'alcol e delle puttane minorenni, che spesso se le scopava di notte in camera mortuaria; tanto che la mattina spesso trovavamo preservativi annodati nascosti tra le pieghe dell'imbottitura delle bare. Un giorno ci trovammo perfino una puttana, ma questa è un'altra storia.
''Skorsky, sei il solito imbecille. Useremo solo i cadaveri destinati alla cremazione, Mr. Digger non viene mai a cotrollare. Riempiremo le urne con la cenere della legna che usiamo per far cuocere il calderone. IO SONO UN GENIOOO. E se non la smetti di frignare ti faccio diventare un detersivo per i cessi''.
Era estate, periodo d'oro per l'industria funeraria, i nostri clienti erano soprattutto vecchi e grassi, vittime del caldo torrido che quell'anno era veramente asfissiante, necessitavano di una rapida cremazione per evitare i fastidiosi effetti collaterali della putrefazione. Insomma dopo un giorno puzzavano come un carico d'aringhe lasciate al sole.

 

La morte, sempre generosa, ci regalò un mattino una grassona di centocinquanta chili, sui sessant'anni e rossa di capelli, ma con i peli dela figa biondi: ergo era tinta in testa o nella figa. Le guance flaccide che precipitavano su un triplo mento, mollicco come quello di una gallina. Era schiattata all'improvviso, dicevano gli infermieri che ce la consegnarono, mentre era a letto con un imprecisato coso ficcato lì.
''Questa fa per noi. Sarai la madre di cinquanta saponette!'' dissi, schioccandole un bacio sulle labbra socchiuse.
''Devo darti una pessima notizia'' rispose Skorsky, ''I famigliari della grassona sono molto cattolici e non vogliono cremarla''
''P… D... M... e tutti i San...!!!!''. Mi guardai intorno. ''E questo qui?'' chiesi indicando un ometto striminzito.
''Questo vecchio lo facciamo al forno, ahhahhhaa!!!!'"
''Ho un'idea''.
''Quale?''
''Si chiama illusionismo''.
Ci vollero due ore per sistemare lo scambio, anche perché dovevamo curare tutto nei minimi particolari.
''Cosa racconteremo quando ci chiederanno che una cicciona di centocinquanta chili morta, è dimagrita di cento chili e addirittura si è accorciata di quaranta centimetri e gli è cresciuto pure l'uccello?'' mi chiese quel deficiente di Skorsky.
''Tireremo fuori tutta la nostra capacità di convinzione, parleremo degli effetti incredibili del rigor mortis; della divina Provvidenza, insomma che cazzo ne so io. La guarderanno in volto, vedranno quel bel faccione sereno, crederanno che stia dormendo placidamente cullata dal canto degli angeli: la testa è sempre quella no? E poi che credi che qualcuno vada a vedere se dopo morta gli è spuntato miracolosamente il batacchio?"
Il giorno dopo il funerale Mr. Digger precipitò furioso dentro la camera mortuaria. Stavamo pranzando.
Restò in silenzio per un minuto a fissarci. Si controllò, e disse calmo:''Non voglio nemmeno sapere cosa avete combinato con quella povera donna... NON... non provate nemmeno a spiegarmelo, posso solo dirvi che i parenti di quella disgraziata erano inorriditi. Ho passato tre ore a spiegare loro che tutto rientrava nella normalità, che dopo morta aveva perso gran parte dei liquidi, insomma un sacco di fregnacce inverosimili. Loro sembravano convinti, ma hanno voluto che la spogliassi: MA COME CAZZO POTEVO SPIEGARE IL FATTO CHE AVESSE UN CAZZO?"
''Maaaaa... Mr. Digger... noi... cioé... lui..." cercare di trovare una scusa plausibile era impossibile. Volevo accusare Skorsky. Non trovavo le parole.
''Siete licenziati. Non voglio essere vostro complice. M E N E L A V O L E M A N I DELLE VOSTRE PERVERSIONI!''
''Mr. Digger. Tenga, eccole una saponetta!'' rispose l'idiota di Skorsky.

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