LA CACCIA

 

lario, un mio collega, mi propose di andare in vacanza insieme su un'isola. Ero molto stressato e acconsentii. I primi tre giorni furono belli, sole, mare, cocktail, lunghe dormite. Ma al quarto iniziavo ad annoiarmi. L'isola era così piccola che l'avevo già girata tutta e non c'era nulla da fare tranne abbronzarsi.
Ilario si sedette sullo sdraio accanto al mio. Mi disse che aveva capito che stavo diventando insofferente e mi aveva preparato una sorpresa, dovevo vestirmi comodo e seguirlo. Accettai con entusiasmo.
Salimmo su un elicottero e il mio collega mi mise in mano un fucile. Lo guardai sconcertato. Mi chiese se sapevo usarlo, assentii e mi rivelò che stavamo andando a caccia. Scendemmo in una pianura e altri uomini ci raggiunsero. C'era anche una muta di cani. Caccia grossa, pensai. I cani si lanciarono subito. Abbaiavano furiosi. Io sudavo, camminare sotto il sole a picco era stancante, ma ero pure molto eccitato. Gli animali si fermarono davanti a un'alta parete. Quando gli altri si scostarono, vidi chi avevano catturato. Era un uomo, piccolo, magro, spaurito.
Li guardai. Che stavano combinando? Gli aizzavano contro i cani e lui arretrava terrorizzato. Guardai Ilario, sogghignava. Gli gridai di spiegarmi. Lui mi sorrise e mi disse che era quel poveretto la preda. Lo fissai stravolto. Erano tutti pazzi?
Mi accostai mentre gli uomini e Ilario alzavano le loro armi. Domandai che volevano fare, mi ignorarono, solo Ilario mi disse che la cacciagione doveva essere uccisa. Trasalii e mi misi istintivamente davanti. Li implorai, non potevano, era una persona, era un omicidio. Qualcuno ridacchiò. Ilario mi intimò di spostarmi. Tanto non li avrei fermati, anzi... due prede per loro erano meglio di una. Non sapevo come comportami, li supplicai di cambiare idea, ma Ilario mi puntò il fucile al viso. Stava per premere il grilletto. Non volevo che quel poveretto morisse, nè volevo morire io. Lanciai un'occhiata a Ilario, faceva sul serio.
Mi spostai.

Franca Marsala