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FIORI BIANCHI

 

- Tu non mi guardi.
- Certo che ti guardo.
- Ma mai come donna.
- Io ti guardo anche come donna.
- Oggi ho bisogno di essere guardata solo come donna.
- Metti le braccia intorno alle gambe e appoggia il mento alle ginocchia. Bene, così.
- Ed ora?
- Chiedimi cosa vedo.
- Cosa vedi?
- Vedo te solo come donna.
- Ma questa è la mia posizione quando mi sento bambina.
- Sei molto donna quando ti senti bambina.
- Non è giusto che tu veda donna me bambina.
- Hai ragione, è tremendo che veda donna te bambina.
- Sei un depravato.
- Di più.
- Sei un mostro.
- E merito di non essere più amato.
- Ecco, da adesso non sei più amato. Sei solo un lontano ricordo. Cosa si prova ad essere solo un lontano ricordo?
- Si prova la voglia di uscire. Vado a bere con gli amici. Loro mi capiranno.
- Dirai loro tutta la verità?
- Che ti guardo mai come donna?
- Che guardi come donna me bambina.
- Dirò loro questo.
- Allora vai. Addio lontano ricordo.
- Addio amore.

 

Piccole, interminabili schermaglie giocose tra noi e null'altro. Ma quando più tardi rientrai...

 

- Sono per te - dissi.
- Per farti perdonare?
- Per farmi perdonare. Non sopportavo più essere un lontano ricordo.
- Ma sono bianchi.
- Sì, bianchi. E' il colore dell'innocenza. E senti poi che buon odore.
- Sì, è un buon odore amaro. Ma sono bianchi.
- Sul davanzale daranno un odore di buono alla nebbia fuori.
- Sì, un odore di buono. Ma sono bianchi.
- Non vuoi fiori bianchi?
- Li vorrei anche, credimi, bianchi e amari. Li vorrei anche, ma...
- Ti spaventano i fiori bianchi?
- Mi spaventa quello che evocano.
- Io non so cosa evocano. La fioraia mi ha detto semplicemente che sarebbero stati un'ottima cosa per farmi perdonare da te.
- Le fioraie non sanno quello che dicono gli anziani.
- Cosa dicono gli anziani?
- Dicono che i fiori bianchi richiamano nelle case le anime perdute dei bambini morti.
- Anche quelli che servono per farsi perdonare?
- Tutti i fiori bianchi.
- E tu...
- Io...
- Sì, tu. L'hai vista mai l'anima perduta di un bambino morto?
- Io... Perché parlarne? E' stato tanto tempo fa.
- Però non sarà mai un lontano ricordo.
- Mai sarà un lontano ricordo. Mai. Lasciava impronte di mani sul muro e a niente serviva ridare la tinta. Riemergevano sempre.

 

Quella notte vidi lei solo come donna e glielo dimostrai.
- Hai mani belle e semplici - le dissi - come quelle di una suora.
Lei fu contenta che la vedevo solo come donna. E mi parve molto orgogliosa delle sue mani da suora, che poi sono anche le mani delle donne che impastano la farina.
Prima di amarla e di dirle delle sue mani però mi rimisi il cappotto ed uscii. Mi recai al vicino camposanto e deposi quel mazzo di fiori sulla tomba di uno sfortunato bambino.

Gino Spaziani