L'ALIENO

 

'era la luna piena e un silenzio totale. Davide si guardava intorno un po’ perplesso, non aveva paura, era cresciuto lì e la sua casa illuminata era dietro di lui. Quella calma però era strana, rendeva il bosco irreale. Si addentrò tra gli alberi, il sentiero si vedeva benissimo. Si rilassò. Si bloccò, aveva udito un respiro molto vicino, poteva essere qualche grosso animale, magari un cinghiale. E invece vide una figura umana seduta sull’erba a un metro da lui.
La spiò da dietro un albero. Era un essere filiforme con lunghissime braccia e gambe. Aveva una lepre tra le mani e la stava sbranando, gli aveva staccato la testa con un morso e ora aveva attaccato la pelliccia del dorso. Davide raggellò. La creatura si voltò e lo vide. Si fissarono. Davide si trovò perso in un paio di occhi enormi, nerissimi. Che lo guardavano con la stessa bramosia con cui guardavano la preda che avevano in mano. Davide scappò. Con terrore si accorse di essere inseguito. Gli alberi, pensò. Sperando che la cosa non sapesse arrampicarsi. Salì su una quercia, in alto, sempre di più. L’alieno si fermò. Era altissimo, almeno due metri e mezzo, ma Davide era almeno a sei metri dal suolo. La creatura saltò e infatti non lo raggiunse. Davide sospirò di sollievo. Poi però l’alieno si sedette appoggiandosi al tronco nel tipico atteggiamento di chi è disposto ad attendere. Davide capì che avrebbe dovuto passare la notte lì. Aveva bisogno di un’idea. Aveva anche promesso al suo capo che avrebbe terminato una pratica entro quella sera, l’indomani non avrebbe voluto ascoltare le sue scuse. L’avrebbe licenziato. Davide lo odiava. E allora finalmente gli venne l’idea.
Prese il cellulare e chiamò. Convinse l’interlocutore a raggiungerlo nel bosco. Vi avevano passeggiato insieme qualche volta. Bene, si disse, il suo capo aveva promesso che sarebbe stato là a momenti, per chiarirgli i dubbi sulla pratica. Il problema della cena dell’alieno era risolto. Ora bisognava soltanto avere pazienza.

Franca Marsala