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UN GIORNO COME UN ALTRO

 

rutta giornata per Ronny Modux. Sì, era proprio cominciata male. Lo specchio, si rifiutava di riflettere la sua immagine. Anche la quotidiana operazione del radersi era finita male: un grosso taglio, proprio all'altezza del mento, rosseggiava di traverso con le sue labbra aperte. Uscì di casa. Giù, in strada, la gente di sempre non rispondeva al suo saluto. Tutti, dal panettiere all'edicolante, lo guardavano assenti nel profondo degli occhi. Si sentiva come trapassato dalle loro occhiate. Aveva una strana sensazione; si sentiva forma ma non sostanza. Prese la via del fiume. Giunto sul Ponte dei Templari decise di scendere lungo l'argine. Forse la brezza proveniente dal mare e l'odore di erba fradicia, quell'odore che tanto aveva amato da bambino, gli avrebbero, agli occhi degli altri, reso la sua identità materiale.
Il sole giocava con l'acqua del fiume; le cambiava colore: era gialla era rossa come il sangue, poi, rapida, formava come dei mulinelli viola. Ronny raggiunse il vecchio porticciolo. Teodor, pescatore di lucci lavorava intorno alla sua barca. "Ciao Teodor !" Gli gridò quasi. Teodor rimase intento nel suo lavoro, non alzò nemmeno lo sguardo. La brezza marina era di colpo cessata. Un grosso corvo planò sullo spigolo del muricciolo di attracco. "Un corvo? che strano! Da queste parti non si erano mai visti uccelli simili" pensò Ronny ad alta voce. Il corvo prese a gracchiare.
In cima alla spalletta del ponte, una mamma, bella, giovanissima, indicava ad un bimbo ricciuto l'insolito uccello. "Finalmente ti trovo!"
E Ronny, al suono di quella voce ebbe come un sobbalzo. Il suo stomaco vibrò con prepotenza mentre il cuore sembrava che andasse su e giù per l'esofago. Quella voce lui la conosceva. Veniva da lontano. Pensava di averla smarrita nel vortice del tempo. "Non ci pensare" - continuava quella voce - "tutto ritorna, sempre, e il conto dovrà, in ogni caso, essere saldato".
Ronny Modux era rimasto impietrito. Teodor, il pescatore di lucci, fischiettando un motivetto della sua gioventù, remava verso il mare. L'acqua del fiume prese a roteare intorno a Ronny Modux. Era vortice color del sangue... Il deserto, arso dal sole e immerso nel giallo pulviscolo alzato dal faonio, minaccioso si stendeva, aprendosi in tutta la sua immensità, davanti ai due uomini esausti. Più in là, verso nord, divampava la battaglia. "Ho sete"- disse uno dei due.
"Sei finito, non hai scampo, l'acqua serve a me" - rispose l'altro.
Il corvo, sempre posato sullo spigolo del muricciolo di attracco, continuava a gracchiare: "Ti ricordi Ronny quel giorno laggiù nel deserto? Avevo sete, ero ferito, stavo male e tu mi negasti un sorso d'acqua. Avevi ragione, ero finito, però..."
" Però!" e Ronny non riuscì a finire la frase. Il vortice liquido lo inghiottì tra le sue spire limacciose...

 

"L'Eco del Mattino" - Il cadavere di uno uomo dall'apparente età di sessant'anni, nel tardo pomeriggio di ieri, nei pressi del Ponte di Templari, è stato rinvenuto da una pattuglia della polizia fluviale. Il servizio in cronaca.

Cesare Placida