79 D.C.
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2004 - edizione 3)
ettò la
pietra nel cortile dietro la casa. Era stravolto, ancora non riusciva a credere di averlo
fatto. Eppure sapeva che era giusto, che non poteva lasciare correre. Se lo sarebbe
aspettato da chiunque, ma non dal suo migliore amico. Si strofinò le mani con
dellerba, bene e a lungo. Gli schizzi di sangue cominciavano ad attenuarsi. Non
voleva andare a lavarsi alla fontana pubblica, avrebbe potuto incontrare qualcuno che si
sarebbe accorto che lui era sconvolto.
Il corpo doveva sparire, ma come? Per seppellirlo doveva portarlo in campagna e avrebbe
dovuto aspettare la notte, però vederselo lì sul pavimento lo stava facendo impazzire.
Lo avvolse in un tappeto e lo sistemò in un angolo buio. Avrebbe tentato di dimenticarlo.
Tremava, si sdraiò sul giaciglio. Non poteva togliersi dalla testa il volto del suo più
caro amico nellattimo in cui lo aveva colpito, i suoi occhi che lo fissavano
increduli e il suo odore quando gli era crollato addosso. Si sentiva impregnato da
quellodore, avrebbe dovuto lavarsi anche per quello, ma non era possibile. Doveva
conviverci per molte ore ancora. Ma il suo tradimento era stato troppo grande perché lui
non facesse giustizia. Non meritava il suo perdono, ora sperava soltanto di essere capace
di perdonare se stesso. Strinse i denti per non urlare. Doveva calmare la sua angoscia.
Lindomani, sì, lindomani sarebbe scappato. Era unottima soluzione,
anche se significava lasciare la sua bottega, la sua casa tanto amata e la sua
meravigliosa Pompei. Lavrebbero capito subito che centrava con la scomparsa
del suo amico, però non gli importava, il giorno dopo sarebbe stato già lontano.
Franca Marsala |