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DESTINI ALLO SPECCHIO

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3)

 

anuel disegnava cattedrali che non aveva mai visto ma che rispettavano appieno le leggi della prospettiva e dell’architettura. Aveva solo quattro anni ma un talento innato che contrastava con le sue capacità più elementari.
L’autismo l’aveva marchiato ma una mamma battagliera era riuscita comunque ad inserirlo in un asilo normale, affiancandogli Marlena, una valida insegnante nonché amica d’infanzia. Pazientemente ella lo stimolava con gli incastri, i colori e la musica ma quando cercava d’integrarlo con la classe spostandolo dal suo banchetto, questi, come chiamato da una forza oscura, si dirigeva lesto in centro stanza davanti ad uno specchio quadrato dove affondava lo sguardo che, in poco tempo, diventava vitreo mentre gli arti s’irrigidivano e un tremore lo dominava.
Marlena ne percepiva il disagio ma quando cercava di smuoverlo, lui s’induriva urlando e serrando i pugni.
Alla fine aveva preferito lasciarlo lì sperando che i bambini che spesso gli giravano attorno in gioioso girotondo, smussassero quell’incaponimento. Ma lo specchio lo catturava vigorosamente cancellandone i sorrisi attorno e trasformando i lucenti capelli neri di Marco in ciocche cineree, il volto lieto in sofferenza e le guance rosate in solchi plissettati da rughe mentre una cannula li oltrepassava.
Luca, moro e cicciotello, appariva ragazzo, disteso in un vicolo buio, con una siringa conficcata in un braccio smilzo che ospitava, oltre ad uno stretto laccio emostatico, numerose chiazze violacee. Laura dalle lunghe trecce era calva con grandi occhiaie scure, consumata da un male che non lascia scampo mentre Marlena aveva i capelli nivei e il derma stropicciato laddove s’addormentava col sorriso della morte più dolce. Solo Anna era autentica coi riccioli neri, il viso paffuto e le fossette sulle gote. Era diversa solo nella felpa, nella gonnellina in jeans e nelle scarpe di tela, proprio come vestiva oggi quando era arrivata accompagnata dalla mamma.

Alessandra Marzolla