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FUOCHI FATUI

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3)

 

o al tempo ero un ragazzo schivo, passavo in solitudine tutto il giorno alternando al sonno la lettura mentre di notte ero solito guardare le stelle, ascoltare il profondo silenzio della campagna oppure, nelle notti di prima luna, vagare per cimiteri a caccia di fuochi fatui.
"Gli antichi romani credevano che gli spiriti dei defunti vegliassero i luoghi di sepoltura assumendo sembianze di deboli lingue di fuoco, oggi sappiamo che le flebili fiamme delle pietre sepolcrali sono frutto dell'autocombustione del metano sprigionato dalla decomposizione dei cadaveri".
Mi girai e spinsi lo sguardo nella direzione della voce tremante, non vidi nessuno nel buio del camposanto ma, per un attimo, ebbi la sensazione che qualcuno mi fosse tremendamente vicino quando, la sua mano ossuta, mi sfior˛ la spalla facendomi trasalire. D'incanto mi ritrovai di fronte all'oratore misterioso, un vecchio estremamente pallido avvolto in un mantello color delle tenebre.
Dall'innaturale lentezza del movimento e dal titanico sforzo che compý alzando il braccio nell'atto di indicare qualcosa, capii che la sua esistenza doveva essere gravata da un opprimente fardello.
Seguii con gli occhi il suo dito e vidi brillare fra le tombe, in lontananza, una spettacolare fiamma dei morti. Rimasi di statua mentre le sue gelide mani mi avvolsero nel mantello nero, mi porsero una busta sigillata da un teschio in cera, e mi indirizzarono alla volta del suggestivo fenomeno.
Soffocai nel terrore quando sulla lapide che dava origine al fuoco fatuo lessi incredulo il mio nome.
Mi voltai ma il vecchio era scomparso, tremando compii l'ultimo rito del passaggio aprendo la busta e leggendo:

 

L'eternitÓ sa consumare,
Settecentosettantasette volte sette sono
le lune spese seminando oblio e pianto,
ti lascio in ereditÓ il mantello,
la solitudine ed il mio nome:

 

Morte

Paolo Nico

 

Gli amici mi chiamano Pablo, ho vent anni e per guadagnarmi da vivere faccio il meccanico, ho trascorso l'infanzia a giocare tra le colline e i boschi che circondano il piccolo paesino che mi ha visto crescere sognando di diventare un pilota, ho speso il miglior tempo studiando meccanica, me la sono spassata cinque anni in un istituto tecnico per diventare perito e scoprire che amavo la letteratura e la storia. Ho frequentato il primo anno del corso di storia all'universitÓ degli studi di Padova e ne sono rimasto deluso al punto di decidere che avrei coltivato le mie passioni lontano dall'ambiente accademico, ora tra il lavoro la ragazza e il volontariato alterno la lettura alla composizione di poesie e racconti.