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LA SEDIA

 

osh si addormentò e da subito iniziò a sognare. Stava correndo in un campo, era piccolo ed aveva le gambe esili.
Insieme a lui c’erano altri due bambini che giocavano e si divertivano su un’altalena, ma Josh era estraniato e si sentiva solo. Non riusciva ad avvicinarsi ai due bambini a causa di una forza che lo spingeva verso l’entrata di una fattoria a pochi passi dal campo.
Era vecchia, in legno e cadeva a pezzi, l’entrata era semplicemente un portone sciupato che scricchiolava a causa del vento. Ai lati c’erano solo due querce, senza foglie che donavano all’ambiente un tocco di macabro in più.
Josh si avvicinò con cautela all’entrata, sul portone c’era incisa una targa con su scritto:

 

“I tuoni del giudizio e della collera sono contati E ospitati nel Sud. Nella sembianza di una Quercia i cui rami sono covo Di lamenti e pianti sofferti Per Geova e i Suoi servi, che bruciano notte e giorno, E vomitano Fuori teste di scorpione, vivono come zolfo mescolato a veleno. Questi sono i Tuoni che ruggiscono con cento possenti Terremoti E come mille onde, Che non riposano, né conoscono tempo di ripetersi. Qui una sola roccia Ne porta avanti mille Come il cuore dell’uomo fa con i suoi pensieri. Guai, Guai, Guai, Guai, Guai, Guai! Alla terra perché la sua iniquità è, fu, e sarà grande. Andate via! Ma non i vostri suoni possenti!”

 

Sentì un pianto provenire da dietro la porta della fattoria, senza indugio entrò accostando leggermente il portone che si chiuse dietro di lui scricchiolando. All’interno l’ambiente era completamente oscuro e buio, c’erano solo due finestre una al lato sinistro l’altra al lato destro, ormai murate ma che lasciavano penetrare uno piccolo spiraglio di luce. Al centro della stanza, in lontananza, si intravedeva una sedia arrugginita. Josh udì una voce flebile canticchiare una canzoncina, la voce sembrava provenire dalla bocca di una bambina. Più si avvicinava alla sedia e più le parole della canzone si facevano chiare e scandite.
Recitavano questi versi:

 

“Giro girotondo
come è bello il mondo
ci son tanti bambini
i fiori e gli uccellini
e l'acqua della fonte
e l'erba e tanti frutti
il mare c'è per tutti
il cielo e la terra
Tutti per terra.”

 

Josh si trovò davanti alla sedia nel centro della stanza, la bambina giaceva seduta con le gambe rannicchiate e la testa chinata in basso. Aveva dei capelli lunghissimi e lisci di colore biondo, ma non un biondo normale, erano quasi bianchi, platino.
Indossava un vestitino bianco sciupato dal tempo con delle macchie di fango e polvere sulle maniche e ai bordi.
Josh non riuscì a vederla in volto perciò si avvicinò ancora di più e le pronunciò una domanda: «Chi sei che cosa ci fai qui tutta sola?», la bambina non rispose si limitò soltanto a respirare affannosamente, più Josh si avvicinava, più il ritmo dei respiri aumentava.
Josh lentamente allungò una mano cercando di accarezzarle il viso, sentì la pelle delle guance ghiacciata, provando a spostare i capelli dal volto notò un particolare raccapricciante. La bambina non era provvista di occhi, la faccia era contornata da cicatrici purulenti e sporche di sangue, i denti erano assurdamente affilati e la bocca emanava un alito disgustoso e nauseante. Josh si allontanò di scatto ma la bambina con un salto possente si alzò dalla sedia e con un morso gli sradicò la pelle della faccia.
Josh cadde per terra urlando e muovendosi come se fosse stato colpito da un attacco epilettico fulminante, con il volto zuppo di sangue. La bambina avvicinandosi al corpo di Josh bisbigliò una frase con la sua flebile voce: «Ricordati che non sei solo».

 

La sveglia suonò, erano le otto e mezzo del mattino.

Alessandro Salzano