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FOTOESSERE

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3)

 

olevo staccare lo sguardo da quell’immagine, ma vi restava attaccato con maggior vigore infischiandosene di ciò che accadeva intorno. Il campo visivo era riempito da un’insieme bidimensionale di macchie colorate che componevano il mio volto. Irriconoscibile. Non potevo credere che tale immagine fosse l’espressione carnale di me. Stringevo il risultato dell’impressione chimica che mi immobilizzava per ben quattro volte. Ci strofinavo il pollice quasi a carpirne la verità agli occhi negata. Inutile. Non mi riconoscevo. Ma ne ero attratto.
Un misto di repulsione e morboso piacere seguivo in quei lineamenti che mi rendevano gli occhi schiavi.
Con le forbici tagliai un quarto di me.
Libero da multipli sguardi avvicinai il pezzetto di carta opaca inspiegabilmente ondulato. Esaminai l’increspatura che mi deformava centralmente il volto. Un rialzamento innaturale rendeva perverso quel mio finto sorriso. Mutava.
Prese forza e tridimensionalità, vidi i miei occhi brillare crudeltà. Sentii il mio pollice bagnarsi, lentamente ero risucchiato da me. La testa s’ingrandiva, uscì dai contorni. Restai a guardare il ghigno di piacere sulla bocca ormai riempita dal mio braccio.
Inglobato acquisivo la conoscenza profonda di quella ferocia. Mentre m’inghiottivo prendevo coscienza di me, primordiale proiezione.
Ero fuori e dentro me.
Ridondante essenza del mio essere.

Emilia Pagano

 

Sono una Web Designer. Mi sono avvicinata alla scrittura all'università con il mio primo racconto pulp. Adoro disegnare, leggere, scrivere soprattutto poesie, una è stata pubblicata in un'antologia.