LA MENTE DI JOD

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3)

 

raccio della morte xxx
Sento delle voci affollare la mia cella.
Spalanco gli occhi, faccio per drizzarmi in piedi quando quattro carcerieri mi si gettano addosso.
Sono completamente immobilizzato, i loro corpi premono con forza il mio, frattanto vengo ammanettato mani e piedi e riempito di calci.

 

Bastardo, figlio di puttana, psicopatico del cazzo sono le parole più carine che ricevo.
Dalla bocca intanto mi cola tutta la saliva che continuano a sputarmi contro.
Ora vengo trascinato per un corridoio che sembra non aver fine; il profumo acre della morte inizia a farsi sentire all'interno delle mie narici.
Ad un tratto una delle guardie arresta l'incedere, afferra il bavero della mia divisa, guarda fisso dentro i miei occhi e scoppiando in una risata fragorosa urla che tra pochi minuti la mia testa diventerà una gigantesca frittata.
E' il minimo per quello che hai fatto maledetto stronzo, continua a gridare nelle mie orecchie.
Hai massacrato sette persone fra cui due donne e tre bambini lurido verme, aggiunge con voce ferma e solenne, prima di descriverne i particolari ai suoi colleghi.

 

Ha squartato le donne, ha tagliato i loro organi in modo da farne delle polpette che una volta cotte ha fatto mangiare ai loro tre piccoli bimbi. In seguito ha ucciso anche loro in maniera orribile, torturandoli!
Questo disse il secondino all'indirizzo degli altri carcerieri, e giù botte. Mi pestarono per una dozzina di minuti utilizzando persino le loro cinture.
Pensai che non potevano comprendere, bifolchi com'erano, la grandezza e l'intima poesia di quel mio eccellente lavoro.

 

Aspettai pazientemente di essere seduto sopra la famigerata sedia elettrica.
Mi sentivo a mio agio. Richiamai l'attenzione delle quattro guardie e dissi loro: "Ora godrete quasi quanto godetti io".
"Il mio cervello schizzerà in ogni dove, la festa può avere inizio!".

Danilo Carollo