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COME IN UNA SFERA DI CRISTALLO

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3)

 

o sono un uomo Vitruviano appoggiato a delle pareti infrangibili, trasparenti. Tutt’intorno sabbia perpendicolare ai raggi del sole, arroventata, indifesa, ferrosa. A pochi metri dal mare la pista è già stata tracciata dal sedere di un bimbo trascinato da un altro. Tra poco, un giro dopo l’altro, tutto sarà confusione e nausea. I colori sottosopra diventeranno indistinguibili. L’arsura mi attanaglierà. La mia mente perderà senno e direzione. Non andrò da nessuna parte, ma per LORO andrò comunque. Veloce, preciso verso il traguardo. In ginocchio sulla spiaggia prenderanno la mira. Una schicchera ben assestata per propellermi altrove. Una curva, un tunnel, un trabocchetto, un amico, anch’esso prigioniero di una sfera di cristallo, da superare. La fine di un gioco, l’imminente inizio di un altro. Le grida, le LORO, le sento da sempre. Incitano. Imprecano. Li vedo ridere, a volte piangere. Io? Io resto aggrappato a quelle pareti che sono la mia casa e la mia finestra sul mondo. Il LORO mondo. Il LORO mondo soprattutto d’estate.
Il mio mondo? Beh, il mio mondo è dentro questa biglia di vetro. Se ve lo raccontassi ci credereste mai?

Giorgia Costantino