Per sempre

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3

La donna giaceva nuda sul pavimento della taverna, col capo accasciato. Aveva gli occhi sgranati e il volto negroide. Le gambe e le braccia divaricate, erano state segate, il tronco tagliuzzato, mentre i seni mutilati erano riposti accanto al corpo. Il sangue che le scorreva su ogni parte del corpo sembrava che seguisse l'iter delle vene concludendosi in una pozza gocciolante, nella quale era intrisa e affogava la sua stessa vagina, sino ad arrivare all'immagine torbida di quel numero 666... il marchio di Satana! Sulla sua testa pendeva un quadro che sembrò avesse atteso quel momento da sempre. Era un falso di Munch "Morte ai remi", raffigurava la morte seduta su una barca a vela, accanto ad un povero vecchio con la barba e il cappello. Per quanto quella rappresentazione fosse così blasfema e vaticinata, il giallo della vela, il blu del mare e gli altri colori tutt'altro che mesti lo rendevano sopportabile alla vista. Ciononostante anche la morte apparve sdegnata, dissacrata dalla visione di quella donna.
Caitlin seguì le tracce ematiche che la condussero nella stanza dove suo marito era seduto accanto al cadavere, con in mano un coltello <<non sono stato io>> lei cercò di scappare, ma lui la fermò. La luce si spense, lottarono a lungo, fino a quando il corpo gracile di Josh non divenne cibo per vermi. La polizia <<mi dispiace per suo marito, ma è stata fortunata. Un testimone ha visto che il killer ha una voglia al caffè sul braccio>> la donna pianse <<era la sua amante, voleva uccidermi>> un agente <<ispettore ma l'uomo non ha nessuna voglia>> lei abbracciò un poliziotto, mentre con gli occhi spenti persi nel vuoto si coprì la voglia... <<così staremo insieme>> e leccandosi la mano lorda di sangue ammiccò un empio sorriso <<per sempre...>>

Valeria Giaccio