Sognare di morire

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3

Jack si ritrovò in un parco deserto, sotto un grigio cielo autunnale.
Camminava su un tappeto di foglie colorate, che da tempo avevano lasciato i loro alberi nudi e scheletrici.
-Sono morte, Jack, sono solo terra e polvere... E tu sei come loro, questo non è un incubo: è la verità...-
Jack era solo, immerso in un silenzio assordante. Mentre percorreva il sentiero polveroso, accanto a lui sfilavano paesaggi di natura addormentata, quasi assente: tronchi, foglie morte, sassi. Non un animale, non un filo d'erba ancora verde. Sembrava che il tempo si fosse fermato, che ristagnasse in un istante ostinato, come le acque di una pozzanghera che non trovano la via verso il mare. L'aria era immobile, illusoria, ma Jack poteva sentire un odore del tutto sconosciuto alle sue narici. Un odore sgradevole, simile a quello che il pelo degli animali emana quando è inzuppato di pioggia.
All'improvviso il ragazzo spinse lo sguardo in direzione del sentiero, distinguendo tra gli alberi una grande costruzione di marmo, laggiù in lontananza. Come aveva fatto a non notarla prima?

-Non c'era, prima non c'era...-
Sentì le sue gambe muoversi, passo dopo passo, attirate verso i marmi rilucenti da un'inspiegabile curiosità.
-Vieni, Jack. I tuoi piedi sono pesanti come pietre, ma tu verrai comunque...-
Ma il ragazzo sapeva che andare da lei significava...
-Sì, vieni. Ti aspetto, Jack...-
... morire.
I pensieri di Jack fuggivano veloci, si mischiavano e si rincorrevano come foglie nel vento.
Forse sono già morto? si chiese. Osservò un'ultima volta gli alberi tutt'intorno: sembravano soffocare, parevano tendere spasmodicamente i rami verso le nuvole, cercando quel poco d'ossigeno rimasto nel cielo.
-... morire in una manciata di polvere.-
Mi sveglierò?

Michele Bertacchi