UN GIORNO COME UN ALTRO(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2004 - edizione 3)
<<Non devo respirare>>... così pensava mentre il puzzo di
carne imputridita gli faceva contrarre lo stomaco in conati di vomito. <<Non
fiatare, non guardare... pensa ad altro, estraniati...>>. Il suo corpo era di marmo,
freddo ed irrigidito, mentre seduto sulla sedia conficcava le unghie delle mani nelle
cosce delle gambe. Il volto glaciale e severo di un vecchio rugoso lo squadrava
imperturbabile da dietro la tavola apparecchiata. Il petto sobbalzava ai violenti battiti
del suo cuore impazzito. Le orecchie gli fischiavano e la testa e le tempie pulsavano
mentre percepiva distortamente vaghe parole dal televisore acceso. La paura lo pervadeva
nel suo freddo abbraccio. Sudava e si sentiva esausto, perduto nell'assordante vuoto che
aveva attorno a sè. Fissava imprecisamente un punto sul soffitto dicendosi <<non
guardare il piatto, ti prego, non guardarlo>>.
Due infermieri parlano durante il turno di notte: |