LA FINESTRA
uei giorni
di fine ottobre erano assai anomali, ben diversi da quelli tipici di inizio autunno.
L'aria era afosa e impregnata di umidità, il cielo era di un grigio cupo come se un
enorme velo funebre fosse stato steso sulla città. Ogni cosa sembrava essersi fermata,
nessun animale notturno faceva sentire la propria voce e neppure una brezza di vento
muoveva le foglie degli alberi.
Quella sera, Andrea, agente di commercio forzatamente a casa per via di una gamba
ingessata, se ne stava davanti alla finestra del suo piccolo appartamento da scapolo.
Prima di potersi liberare dell'ingombrante gesso doveva attendere ancora una settimana,
quel mese di "reclusione" lo aveva talmente stremato e annoiato che Andrea
attendeva con ansia quasi disperata il giorno in cui sarebbe tornato all'ospedale per
levarsi quel maledetto fardello.
Non stava pensando a nulla in particolare, il suo sguardo annoiato vagava casualmente
sulle tenebre che avvolgevano il cortile del palazzo. Per un attimo il suo cuore si fermò
quando posò gli occhi sulla figura nera che stava nel mezzo del piazzale. Il buio gli
impediva di scorgere i lineamenti di quella che sembrava essere una donna, l'unica cosa
che riusciva a vedere chiaramente era il lungo vestito nero e un volto pallido
incorniciato da capelli corvini.
Andrea strinse gli occhi per osservarla meglio, ma ogni sforzo fu vano, c'era troppo buio.
L'unica cosa che notò fu l'assoluta immobilità della donna, come se fosse una sagoma di
cartone.
Lo squillo improvviso del telefono riportò Andrea alla realtà, con fatica si mosse sulle
stampelle, lasciò la finestra non senza aver dato fuori un'ultima occhiata, e andò verso
il telefono. Sollevata la cornetta, rimase in ascolto: nessun rumore. Forse qualcuno aveva
sbagliato numero.
Sistemato il telefono, Andrea tornò alla finestra, curioso di sapere se la misteriosa
signora era ancora là fuori, ma nel cortile non c'era nessuno.
Rimase ancora qualche minuto davanti al vetro ma non sembrava accadere nulla, fuori c'era
solo buio e una leggera foschia. Dopo uno sbadiglio decise di andare a dormire. Il sonno
però non fu molto tranquillo, strani incubi scandirono la nottata di Andrea. Al mattino
lo strano episodio della finestra venne dimenticato.
La sera seguente, mentre camminava zoppicando verso il bagno Andrea
passò davanti alla finestra, casualmente buttò lo sguardo oltre il vetro e la vide di
nuovo. La donna era ancora immobile nel mezzo del cortile, questa volta era più vicina, a
non più di dieci metri dal suo appartamento al piano terra.
Altri particolari saltarono agli occhi: il vestito era lungo e nero, i piedi erano
nascosti dalla stoffa dell'abito, le braccia cadevano diritte sui fianchi, la pelle del
viso e delle mani era di un pallore lunare. Colto da un leggero tremito Andrea constatò
che era impossibile dare un'età a quella donna. Malgrado non avesse rughe la misteriosa
figura dava l'impressione di essere vecchia, vecchissima. Guardandola con più attenzione,
uno strano pensiero affiorò nella mente di Andrea: Lei è più vecchia del tempo...
Quest'idea era talmente bizzarra che stentava a credere che l'avesse concepita lui.
Il telefono squillò, Andrea per lo spavento per poco non cadde per terra. Il cuore
martellava all'impazzata, alcune gocce di sudore gli imperlavano la fronte. Si sentì uno
stupido per quella reazione esagerata e promise a se stesso che, una volta risposto al
telefono, sarebbe tornato di corsa davanti alla finestra, stampelle permettendo. Quasi non
si stupì quando, alzato il telefono, scoprì che in linea non c'era nessuno.
Adirato saltellò più veloce che poteva verso la finestra ma nel cortile non c'era anima
viva. Solo foschia e buio pesto.
Prima di andare a dormire Andrea sbirciò spesso oltre il vetro ma non notò mai nulla di
strano. Quando si coricò sul letto il sonno arrivò quasi subito e nuovamente una serie
interminabile di incubi inquietanti iniziò, per terminare solo allo spuntar del sole.
Non si sentiva per niente riposato, un lieve mal di testa gli pulsava
sulle tempie. Di cattivo umore, si alzò dal letto, mentre preparava il caffè pensò alla
strana figura dietro la finestra, i ricordi erano confusi, ma l'inquietudine era concreta.
Andrea si chiese chi diavolo fosse quella donna, era una senzatetto, una malata di mente,
una zingara? Se l'occasione si fosse ripresentata Andrea era deciso a scoprirlo.
La mattina e il pomeriggio trascorsero con lenta apatia, Andrea attendeva con nervosismo
l'arrivo della notte.
Tutto poteva accadere ma non che fosse impreparato, per questo motivo si sistemò davanti
alla finestra con largo anticipo, prima ancora che scendesse la sera. Voleva a tutti costi
vedere da dove spuntasse fuori quella tipa stramba, e più di tutto voleva capire se
questa era semplicemente pazza o se le sue visite avessero uno scopo ben preciso.
I minuti passavano con estrema lentezza, le braccia, appoggiate sulle stampelle,
cominciavano a fargli male. Andrea si sentiva indolenzito, la stanchezza stava prendendo
piede ma della donna nessuna traccia. Il cortile era vuoto, né animali né persone
passeggiavano da quelli parti.
Il tempo di chiudere gli occhi affaticati dalla veglia forzata e di riaprirli è lei era
lì. Comparsa dal nulla come uno spettro nero. Andrea urlò per lo stupore ma soprattutto
per il terrore cieco che lo stava soffocando. Quanto dura un battito di ciglia? Pochissimo
pensò Andrea, eppure in quel brevissimo intervallo di tempo la donna si era
materializzata
prima non c'era, chiudo gli occhi, li riapro e adesso c'è...
La figura distava a non più di due metri dalla finestra, se avesse fatto qualche altro
passo avrebbe potuto toccare il vetro. La breve distanza che la separava da Andrea non
lasciava spazio all'immaginazione, tutti i particolari erano brutalmente visibili. Il
lungo abito scuro, i capelli neri come la notte, la pelle bianchissima, il viso di età
indefinibile, la bocca dalle labbra sottili e gli occhi
In quel corpo immobile,
troppo fermo per essere vero, gli occhi apparivano troppo vivi. Non c'erano pupille e
neppure il bianco del bulbo ma un unico disco nero, liquido come petrolio. Nessun suono,
nessun rumore, nemmeno un movimento, quella donna sembrava il fotogramma di un film o il
disturbante dipinto di un folle pittore.
Se il telefono non fosse squillato probabilmente Andrea sarebbe impazzito. Fu felice di
allontanarsi dalla finestra. Mentre raggiungeva il telefono non si voltò indietro temendo
forse di vedere quell'essere infernale spaccare il vetro e afferrarlo con le sue mani
bianche da morto.
In un bagno di sudore gelido quanto una pioggia di gennaio, afferrò la cornetta ma non
sentì nulla, di nuovo il telefono non emetteva suoni. Si voltò verso la finestra e con
sollievo vide che la donna era sparita. Ma Andrea capì che questo era solo l'inizio
dell'incubo, prima o poi lei sarebbe riuscita ad entrare, ogni notte quella strana signora
avrebbe guadagnato qualche centimetro, presto Andrea l'avrebbe conosciuta di persona.
Alessandro Balestra |