ABRAMACABRIA
I bambini strinsero il cerchio e in un urlo lo sciolsero correndo
intorno al pozzo della piazza scura, una sferzata di vento fece echeggiare il cigolio di
uno stipite, la vecchia campana lanciò un rintoccò che si distese nel piccolo paese in
quella notte fredda.
la morte, la morte
Un urlo si levò dal corpicino di uno dei più piccoli, la suggestione del buio e della cantilena... il piccolo si portò le mani alle orecchie piangendo. Gli altri lo guardavano in silenzio, il girotondo fermo. Il piccolo scosso da fremiti fece per scappare lasciando di sè solo lacrimoni caldi su guance rosse dal freddo.
No, non puoi scappare,
cominciarono a intonare i bambini, in una litania cantata sempre più
ad alta voce, come un tuono lontano.
Non c'è aiuto per chi ha scelto di scappare
Ripresero gli altri. Il bimbo lasciò le braccia cadere lungo il corpo,
sollevò gli occhi al cielo, le lacrime si tinsero di rosso, il sangue gli rigò le guance
ora d'un pallido terribile. Fu scosso da un fremito e senza un lamento si accasciò al
suolo.
Questa è la ballata
"Bambini basta giocare!" li richiamò il prete affacciandosi
dalla canonica.
Nel dormitorio i bimbi si infilarono nei loro lettini e prima di spegner la luce chiesero al prete di raccontar loro la favola, la loro favola, quella che li accompagnava nei sogni, lontano dalla paura del buio e degli incubi. Il prete si sedette sotto il lume e cominciò a raccontare a quelle faccette curiose e affascinate che si stringevano nelle coperte.
C'è una filastrocca che si canta di notte...
I bambini sorrisero, la loro favola li avrebbe salvati, tenuti lontano dal male e dalla morte che silenziosa si annida nel buio. Quella favola era un sicuro caldo letto in cui aspettar la luce del giorno...
Questa è la ballata
mormorarono sulle parole del prete. |
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