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RACCONTO III

 

a nebbia pian piano si diradava. Il bagliore che fino ad un attimo fa aveva dominato i miei occhi si stava affievolendo molto velocemente.
Le sagome riemergevano; prima come piatte ombre su un paesaggio ancora troppo sfocato; poi cominciavano ad acquisire corposità e volume.
Alcuni venivano verso di me con sguardo inorridito, altri mi fissavano a bocca aperta come se fossi trasparente...
L'intera città si ricostruiva sotto i miei occhi. Un pezzo alla volta, ogni elemento si incatenava all'altro: come gocce di mercurio che avvicinandosi si attraggono le une alle altre formando in pochissimo tempo un solo corpo morbido e fluttuante.
Tutto ritornava al proprio posto. Ma il cielo era di un bianco latte. Cercavo in alto la sfera infuocata del sole: ovunque guardassi c'era solo quel monotono colore chiaro, ancora un pò abbagliante.
Ogni rumore però era scomparso, finalmente. La folla si muoveva lentamente.
Potevo scrutare ogni più piccolo sussulto che animava quei corpi. Potevo vedere i muscoli delle gambe di ognuno tendersi, e poi di nuovo rilassarsi, come i pistoni di un vecchio treno a vapore che stancamente mettono in moto le ruote. E come un treno sui binari, quelle persone percorrevano traiettorie ordinate e precise; quei treni formati da uomini in fila viaggiavano in uno spazio silenzioso e senza confini. Alcuni si incrociavano, altri correvano paralleli, altri ancora si sfioravano. I loro movimenti seguivano linee di forza che disegnavano un mondo in perfetto equilibrio.
Le cravatte e le giacche fluttuavano all'unisono come i veli delle ballerine durante un'armoniosa danza.
Una palla che rimbalzava sull'asfalto con la dolcezza di una bolla di sapone si dirigeva verso di me. I bambini che per sbaglio l'avevano lanciata presero a rincorrerla.
Seguivo con lo sguardo la sfera che si avvicinava. Ad un certa punto la palla si fermò contro l'alto marciapiede. I miei occhi però non si arrestarono. La traiettoria sulla quale si era mossa la palla continuava verso di me trasformandosi ora in una sottile linea rossa.
Abbassai sempre di più lo sguardo per seguire quel rigagnolo rossastro e denso, finchè vidi sotto di me una figura che giaceva sul marciapiede. Nei suoi occhi vitrei riconobbi il mio volto.
La folla vociante intorno a me ormai si addensava sempre di più: sentii parlare di suicidio. << Un volo da quarto piano>> dicevano...

Antonio Voto