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PUNTI DI VISTA II

 

rano quasi le undici e mezza e la festa non accennava a smorzare i toni; ci si divertiva in ogni modo, con barzellette sconce, canzoncine e balli improvvisati sulle note profuse dalla piccola orchestrina che stava all'angolo dell'enorme sala, accanto al finestrone ornato di tende gialle. Per tutta la serata avevo assistito alla sfilata di belle donne, uomini facoltosi in abito da sera e contesse anziane in cerca di giovani mariti, e mi sarei sicuramente annoiato se Veronica, minuta e carina nel suo abito scollato azzurro, non mi avesse notato e invitato al suo tavolo. Rapito dai suoi occhi neri e i capelli profumati le andai dietro e mi presentò ai suoi genitori e alle sue tre amiche, belle quanto lei ma assai più mature.
Parlammo per una mezz'ora abbondante del lavoro del padre, avvocato presso i più influenti politici, e della difficoltà di trovare fidanzati ricchi e ben inseriti nella società. La voce cantilenante della madre di Veronica e quella bassa e quasi irritante del padre rendevano gli argomenti, peraltro futili, di una noia mortale da cui mi sottraevo perdendomi nei dolci occhi castani di Veronica.
I rintocchi della mezzanotte arrivarono presto e l'orchestra smise di suonare. Tutti gli invitati si sedettero sugli eleganti divani di raso verde ma l'allegria non si era ancora acquietata.
Forse un pò inebriato dal vino o per farmi bello davanti a Veronica decisi di raccontare una mia esperienza, capitatami qualche anno prima. Una storia abbastanza inquietante. Mi alzai e ed esclamai a voce alta:
-"Gente, gente, ascoltatemi vi prego." Sorseggiai un pò di vino dal bicchierino "Dato che è scoccata la mezzanotte vorrei raccontarvi una storia di fantasmi!" Scrutai i presenti con occhi cupi che acconsentirono tra risate, applausi e il tintinnare di bicchieri di cristallo.
Dopo essermi schiarito la voce continuai:
-"Bene, la mia è una storia molto paurosa perciò chiedo alle donne di stringere il primo uomo che capita a tiro. Inoltre vorrei che tutte le luci vengano spente. L'atmosfera è tutto in un racconto di spettri." Fui accontentato, la luce fu spenta, a parte alcune candele, e tutte le donne si trovarono un compagno.
Ero un pò brillo ma cercai di essere più naturale possibile.
Il silenzio scese rapido e totale. Sentii che tutti pendevano dalle mie labbra. Un racconto di fantasmi è sempre ben accetto e fa sempre colpo.
-"Bene, amici, non interrompetemi vi prego. Voglio raccontarvi questa mia esperienza senza interruzioni. Nuocerebbe all'atmosfera." Nessuno mi rispose. Rimasi alcuni attimi in silenzio poi cominciai:
-"Alcuni anni addietro morì un mio carissimo amico e io ne soffrii molto. Ricordo che quei giorni d'autunno erano piovosi e grigi; i funerali si svolsero nel piccolo cimitero del suo paese natale ed eravamo in pochi: noi amici intimi e i suoi genitori.
La pioggia ticchettava sugli ombrelli, l'aria era scura e dopo il seppellimento rimasi lì, a pensare e rimembrare. Forse preso dallo sconforto e dai troppi rimpianti non mi accorsi della chiusura dei cancelli.
La pioggia aveva cessato di cadere anche se grossi nuvoloni neri permanevano ancora in cielo, muovendosi pigramente e constatai di essere rimasto completamente solo. Subito provai una strana agitazione, o timore, e mi avviai a piccoli passi verso il cancello, borbottando. Una volta giunto presso l'alta inferriata realizzai di essere rimasto chiuso dentro, in trappola. Imprecai a bassa voce e sconsolato mi aggirai tra le lapidi marmoree e le croci di legno; sapevo che il cimitero aveva un'altra uscita e speravo di trovarla aperta."
L'attenzione era focalizzata su di me, avevano tutti la faccia tesa e quasi non respiravano.
Seguitai a raccontare:
-"Camminando mi accorsi di un uomo, vittima anche lui dello spiacevole incidente, a pochi metri da me oltre una fila di lapidi scure. Aveva una giacca parecchio strana, fuori moda da almeno un secolo, e mi dava le spalle. Sulla testa aveva un cappello a bombetta. Stavo per aprire bocca e avvisarlo dell'accaduto quando, davanti ai miei occhi increduli, si dissolse. Rimasi fermo, agghiacciato. Non so come ma trovai il coraggio di incamminarmi fino al punto della sua scomparsa e rischiai un infarto: sulla tomba rimirata dallo sconosciuto c'era una foto, raffigurava un uomo a mezzobusto con un cappello a bombetta e una giacca scura, uguale a quella che avevo veduto poc'anzi. La data di morte risaliva a centoventicinque anni prima. D'improvviso scappai, come se una molla fosse scattata nelle mie gambe e in breve raggiunsi il cancello secondario, lo scavalcai e corsi a casa mia. Da quel giorno evitai accuratamente di recarmi ai camposanti."-
Mi fermai, la storia era finita, ma i presenti sembravano non averlo capito. In quel momento di stasi l'orologio a pendolo segnò l'una di notte con i suoi lugubri rintocchi. Il nostro tempo era finito.

 

...

 

Giacomo non credette ai suoi occhi; la vecchia villa aveva tenuto fede alla sua fama di stregata: così come erano apparse, le figure, le luci e i suoni erano spariti, lasciando solo il silenzio e la quiete. Per alcuni minuti non riuscì a staccare gli occhi dalle finestre rotte e dalle mura scalcinate. All'interno delle stanze polverose e annerite da un incendio che devastò la casa e uccise i suoi occupanti durante un festa, aveva visto muoversi luci e forme antropomorfe. Fantasmi.
Resosi conto dell'eccezionalità dell'evento, scappò via a perdifiato.

Fabrizio Serra