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ODIO

 

attacco è all’alba dalla parte delle dune ocra. Arrivano quattro Toyota con guerriglieri armati di kalashnikov e lanciagranate. Sono della bellicosa tribù Zaghawa e molti i giovanissimi, con amuleti di cuoio al collo. Si acquattano tra brune rocce, tra i radi arbusti e i tronchi di gomma arabica. Soffia vento infuocato. L’attacco è breve, improvviso e fatale come morso di serpe. Adesso il cielo è bianco, denso e soffocante. I boati hanno squarciato la stasi ed aperto orrendi crateri... ci sono tende casupole, tuguri e corpi arsi. Fiammate, urla disperate, urla strozzate, lamenti, la sequela dei kalashnikov ed il muggito del bestiame razziato. Silenzio pesante precipita. Nel villaggio distrutto ci sono anche asini, montoni e cammelli sventrati. Qua e là cadaveri umani tra cui donne e bambini. C’è una donna incinta decapitata e un groviglio di carne nerastra fuoriuscita tra le sue cosce. Un’altra accanto anche lei giovane, ha il dorso tronco per una granata. Il materiale organico dei corpi riarsi, marcirà sotto la luce possente del sole. Prima che sopraggiungano gli elicotteri governativi, i guerriglieri dello SLA – Sudan Liberation Army – spariscono diretti verso le alture del Wadi Koro. Trasportano magro bottino e pochi prigionieri, alcuni dei quali bambini da vendere come ABIB (schiavi), nelle piantagioni sulle rive del Nilo.

 

Nel rifugio sulle alture del Koro hanno due prigionieri speciali: un arabo anti-occidentale ed un occidentale anti-arabo. Il primo fu catturato in una razzia presso la cittadina di Al Fasir a est della Montagne Gebel Marra ed il secondo a Nyala, più a sud. I due prima della cattura, conducevano affari più o meno loschi per i rispettivi governi. La produzione di petrolio nella zona saliva a due miliardi di barili che facevano gola a molti governi.

 

Il capo dei ribelli di nome ARKOU, sa parlare un inglese perfetto; ha nella fondina una pistola Taurus brasiliana ed interroga due prigionieri. Uno dice di essere in Sudan per scopi umanitari, l’altro asserisce di stare lì per allestire un ospedale da campo. Si accusano a vicenda:
“Tu stai qui per i soldi, il petrolio e gli affari. Il tuo popolo vuole sovvertire l’Occidente.”
L’altro di rimando: “Tu stai qui per rapinare, avido di soldi, servo di chi affama il mondo.”

 

ARKOU capisce che i due si odiano a morte, così sembra. Invia richieste di riscatto ai rispettivi governi: due milioni di dollari per l’uno e altrettanti per l’altro. Potrebbero essere agenti importanti.
Trenta giorni passati senza risposta, ARKOU decide di giustiziarli con una sventagliata di kalashnikov. Gli viene poi l’idea di divertirsi un po’. Fa liberare in uno spiazzo i due e dice loro:
“Do un coltello a ciascuno. Lottate. Chi ucciderà l’altro sarà libero.”
I guerriglieri e le loro donne si mettono a corona a guardare. I duellanti si accaniscono uno contro l’altro. Sbavano pieni di polvere e sudore. Lottano sferzati dall’odio, nella speranza di libertà. Sanguinano. Uno dei due sferra il colpo mortale all’altro che cade in un fiotto di sangue. Il vincitore stringe il coltello appagato. ARKOU scocciato ed indispettito gli spara un colpo alla schiena. L’uomo cade con lo sguardo sgranato.

 

Sopraggiunge improvviso da dietro una roccia un elicottero Apache che fulmina ARKOU, fa strage dei suoi e vira verso nord.

Giuseppe Costantino Budetta