L'AFFRESCO

 

ra, dopo un paio d’anni da quei fatti terribili, ho terminato l’affresco. Appoggio il pennello col quale ho provveduto agli ultimi ritocchi e mi allontano di un passo per esaminare meglio la mia opera. Mi sono indebitato coi pochi creditori che mi sono rimasti, ma n’è valsa la pena: ho impiegato i colori e le tecniche più raffinate per realizzarlo. La luce tremula delle candele diffonde sul suo profilo un’aura magica e misteriosa.
Prendo una sedia e mi verso del vino, di quello robusto e vermiglio come solo le dolci colline di Toscana sanno dare. Levo la coppa, brindando a lei e alla sua memoria immortalata per sempre. E’ proprio come la vidi quel giorno, la sua bellezza non è mai sfiorita. La vista si appanna, mi dico che è l’emozione. Sento un gran vuoto dentro di me. La solitudine mi divora.
La mano si congiunge alla cicatrice che porto sul collo: da quel giorno maledetto non ho più avuto il dono della parola. Chi l’ha uccisa, ha spento anche la mia vita. Vorrei gridare tutto il mio tormento, ma dai polmoni esce solo sterile aria. Muto, scandisco il suo nome.
Continuo a fissarla, perdendo il computo delle ore.
L’immagine sembra ricambiare il mio sguardo. Forse un gioco d’ombre, m’affretto a pensare, ma le sue labbra sillabano adagio il mio nome. Com’è possibile?
La coppa scivola dalle dita e rotola via, mentre rimango impietrito.
La figura si stacca dalla parete; nel volgere di un istante è davanti a me. Non posso fare a meno di guardarla: sembra comprendere ciò che provo. Ad un tratto ogni timore è svanito e la cosa più strana è che non mi sono mai sentito così bene. Sofia allunga la mano per accarezzarmi e avverto le sue dita, morbide e affusolate, scorrere come seta sul mio viso.
Persino il suo profumo è lo stesso di allora, mi avvolge e ne rimango inebriato. Non ce la faccio più a vivere senza di lei. L’imploro di non lasciarmi più solo... Portami con te, amore mio.

Francesco Grimandi