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OMBRA INESORABILE

 

ra lì. Leggera e soave si celava nel buio più pesto, aspettando il momento per compiere l'opera che gli era stata affidata. Guardava. Guardava con i suoi occhi color notte fonda, neri come il buio, come l'ignoto che fa tanto paura agli uomini. Uno scricchiolio destò il suo apparente torpore, ma era solamente un topo; un'altra insignificante creatura tra tutte quelle che popolano la Terra; così piccole, così indifese, ma tanto capaci di fare del male anche alla loro stessa specie. Uno schiocco di dita e... puff., il povero, piccolo roditore non c'èra più; ma Lei sapeva dove era andato l'irrilevante soffio vitale dell'animaletto! Le narici ancora ne sentivano l'odore e per un attimo solo la luna, riflettendo il suo ghigno immondo, rilevò il godimento momentaneo.

 

Le urla, le risate ed il baccano del vicino bar, le riecheggiavano nelle eterne orecchie:
- Uomini insignificanti! <>
- Passano la vita a sputare sangue per crearsene una degna di poterla vivere, e poi si uccidono lentamente con alcool, droga e sigarette.
Le luci soffuse del locale, piano piano si stavano spegnendo. L'una di notte era ormai passata e mentre la città dormiva, Lei era in strada ad aspettare il momento giusto per compiere la sua opera. Come un'ombra si sarebbe avvicinata, leggera come il vento, silenziosa come un cimitero di notte, decisa come un fulmine!
- Eccolo! Siiiii, è lui!
Il sibilo della sua voce fece rabbrividire ogni cosa si trovava nei paraggi.
John uscì dalla taverna più ubriaco che mai. Gli girava la testa, avrebbe volentieri vomitato anche l'anima, pur di sentirsi meglio. Ma quel sibilo, seguito da un gelo polare, lo sentì. Ah, come se lo sentì. Si girò, non vide nulla, si rannicchiò nel suo cappotto ed iniziò a camminare barcollando da una parte all'altra. Gli faceva male lo stomaco. Da tempo soffriva di questi disturbi ma mai sarebbe andato dal dottore. Diceva che le medicine non servivano. Gli uomini primitivi vivevano a lungo anche senza quella robaccia!
Quella sera però era diverso. Si sentiva un gran peso al cuore, come se ci fosse un macigno. Ora si pentiva di non aver accettato la compagnia di Frank, suo vecchio amico di tante battaglie. Avrebbe fatto volentieri due chiacchiere se almeno una piccola parte del suo cervello non fosse annacquata dall'alcool.
Ad un tratto un lampo corse attraverso la sua mente annebbiata. Si sentiva seguito! C'era qualcuno; forse qualche malintenzionato voleva scippargli i pochi soldi vinti al poker!
- Dio mio! <>
Aveva paura di guardare indietro. Cercò di girare gli occhi il più possibile, ma i nervi ed i muscoli ottici gli facevano male. Il terrore piano piano si delineò nella sua mente stanca. Come un coltello affilato, la paura aveva iniziato la sua azione ed ogni secondo che passava si faceva sempre più strada nei pensieri di John. Pensieri assurdi gli percorrevano le membra. Pensieri che lo riportavano bambino, quando di notte era terrorizzato nel percorrere il corridoio per raggiungere il letto dei suoi genitori. Rimaneva nel suo di letto, guardando il buio e cercando di scorgere con la visione periferica qualsiasi cosa si muovesse.
Aveva ora voglia di piangere. L'adrenalina che a fiotti iniziava a scorrere nel suo corpo, lo aveva ad un tratto fatto tornare lucido, ma era uno sforzo che il suo organismo non avrebbe retto per molto.
Sentiva la presenza sempre più pressante di qualcuno dietro di lui. Ma chi?
- Forse è Frank! <>
- Sì, deve essere lui. È preoccupato per me. Ma allora perché non mi chiama per farmi fermare? Forse è troppo lontano, ma da quant'è che sto camminando? Quanta strada ho percorso? Oddio, sto impazzendo.
- (Calmati John. C'è una spiegazione per tutto. E poi se è un malintenzionato, ne ha avuto di tempo per derubarti. Dai retta a me è solo un passante che magari si sta chiedendo se anche tu hai idee "strane" nei suoi confronti).
Questa era la sua cara e dolce vocina interiore, che per tutta la vita lo aveva sempre rassicurato dandogli consigli ed aiutandolo nei momenti difficili. Lui quella vocina la chiamava "mamma", ma in realtà era solamente il suo istinto che lo calmava o lo metteva in guardia.
- Ora basta! <>
- Ora mi volto e... e...
- (e... cosa! In tutta la tua vita non hai mai fatto del male a nessuno. Da ragazzo non sei nemmeno mai riuscito ad affrontare chi ti prendeva in giro per come portavi i capelli. Hai sempre detto, ma non hai mai fatto nulla. E ora, se davvero fosse uno scippatore, o addirittura un maniaco, cosa potresti fare? I pazzi hanno una forza estrema, i ladri sanno lottare e di solito girano armati) ora John odiava quella vocina. Per la prima volta nella sua vita anche il suo istinto gli voltava le spalle.
Intanto la presenza si avvicinava sempre di più. Oscura come la notte, scivolava sui muri come un viscido serpente. Nessun elemento, né il tempo e né lo spazio potevano arrestare il suo cammino.
L'abbaiare impazzito di un randagio provocò a John un brivido freddo che percorse tutta la schiena, come un ago si conficcò nel suo cuore che ebbe un sussulto.
Iniziò a correre. Il suo corpo intorpidito reagì a stento all'improvviso trauma, ma ciò non era rilevante. L'importante era correre, correre sempre di più, fino a perdere il fiato. Iniziò a vedere tante piccole luci agli angoli degli occhi. Li chiuse. A testa bassa, incassato nel suo cappotto beige, aumentò la corsa, ma le gambe non ressero e cadde. Si sbucciò le mani, ma non sentì dolore. Il sangue era lì, intriso di sporco e piccoli sassolini. Si rialzò a fatica, era stremato. Pianse. Ed il suo pianto gli ricordava il mugolio di quando era bambino e si lamentava di uno schiaffo ben assestato di sua madre.
Rise. E fu sorpreso della sua reazione, ma la mente ordinava ed i suoi muscoli obbedivano. E fu un riso liberatorio. Chiunque lo avesse visto in quel momento avrebbe pensato ad un drogato, ad un derelitto umano. Ma la sua era solamente una lucida follia. Quel briciolo di sanità mentale che gli era rimasta non poteva ormai più nulla di fronte alla pazzia che come un conquistatore si era impossessata del suo intelletto.
Guardò avanti. La figura che ora si stagliava di fronte a lui, era ferma. Sembrava un uomo. Alto almeno venti centimetri più di John. Indossava un lungo vestito colore nero pece ed il grosso cappuccio non faceva trapelare il viso.
- È finita!
- Ora tirerà fuori la sua pistola, o il coltello e mi ucciderà. Mi lascerà sanguinante per terra come un cane appena investito da un'automobile. Oddio.
Guardò le luci in lontananza, sua unica salvezza. Se solo non fosse stato un alcolizzato. Se solo avesse praticato sport e fosse stato in salute. Lo stomaco gli faceva male, tanto da aver voglia di piegarsi in due ed urlare dal dolore. E l'oscura Ombra era lì, ferma. Sembrava ora guardarlo con pietà, ma non era così. Doveva compiere l'opera e attendeva il momento giusto per farlo.
Ad un tratto John sentì un dolore ancor più poderoso, folgorante, nella parte destra dello stomaco, seguita da un forte calore. La figura si mosse e con uno scatto fulmineo tirò fuori la sua mano e la appoggiò sul fegato di John. Egli abbassò lo sguardo e rimase impietrito nel vedere che quella era la mano di uno scheletro. Improvvisamente la mente di John calò nelle tenebre e guardando l'Ombra misteriosa si accorse che all'interno del cappuccio, due piccoli bagliori si erano accesi. Ipnotici come il ticchettio di un pendolo, roteavano come se godessero di quel flebile contatto con il corpo di John.
Egli capì. E senza nemmeno avere il tempo di dire nulla, l'Ombra parlò:
- Hai detto che avresti volentieri vomitato l'anima. Beh! Io sono qui per questo. Esala il tuo ultimo respiro, mio insignificante essere materiale, perché sono qui per portarti via.
Quella voce era un sibilo terrificante, non era una voce umana, ma questo John lo aveva già capito. Cadde in ginocchio e quando il suo viso cozzò contro il duro asfalto, la sua lingua per l'ultima volta sentì un sapore, amaro, ma pur sempre qualcosa di vivo.
Lo trovarono il giorno dopo senza vita, disteso a terra. Non aveva segni di aggressione, né ferite mortali. Un lieve sorriso si delineava sulle sue labbra ormai livide. Aveva conosciuto la Signora e Padrona di tutti i destini, Colei che terrorizza ogni forma di vita della Terra, Colei che tutti prima o poi sono destinati ad incontrare. Ma per John, quel sorriso significava che tutto era andato bene, che il buio inquietante di quella triste notte, si era trasformato in una luce intensa e coinvolgente, simile al bagliore del sole quando sorgeva da dietro le montagne del suo paese natale.

Federico Izzo