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PUNTI DI VISTA

 

ra da ormai parecchio tempo che stavo in quella casa e mai mi era capitata una cosa simile. Per la prima volta ho avuto paura e temuto per la mia vita.

 

Pensavo di conoscere e avere potere su ogni angolo di quell'edificio; il grande soggiorno centrale, le due camere da letto, il bagno e la piccola cucina. I grandi armadi antichi, i letti a baldacchino, le grandi tende alle finestre, pensavo di esserne padrone.
Nel pomeriggio rimanevo al centro del soggiorno, osservavo tutto e muovendo ciò che più mi aggradava, mentre la notte non dormivo e continuavo a spostare gli oggetti. Quando, invece, mi aggiravo nelle altre stanze facevo sbattere le finestre e le porte creando un gran fracasso; certo, i miei coinquilini si arrabbiavano moltissimo anche se avevano paura. Gliela leggevo sui loro volti, quando occasionalmente facevo capolino dal grande specchio nella loro stanza da letto o toccavo loro i piedi sotto le coperte.
Vivevo lì da parecchio tempo, forse una ventina d'anni, e pensavo che ci sarei rimasto per sempre ma...
Qualcosa mi sconvolse alcune sere prima dell'arrivo dell' inverno. Ero accanto alla porta della stanza da letto, guardando i due corpi abbracciati e addormentati profondamente dei miei ospiti quando sentii una mano toccarmi la spalla. Istintivamente mi voltai e non vidi nessuno quindi, convinto si fosse trattato d'immaginazione, ripresi a fissare il letto e fu allora che percepii qualcuno alle mie spalle. Esitai a girarmi e avevo l'impressione che una luce soffusa bianca si irraggiasse dietro di me, senza tuttavia generare ombre o illuminare. All'improvviso sentii di nuovo la mano sulla spalla e mi voltai di scatto spostandomi verso destra: davanti a me, avvolto dalla luce, stava una persona di cui non distinguevo le fattezze a causa della luminosità che mi accecava nonostante non fosse così forte. Al mio primo sbattere di palpebre la figura scomparve. Corsi via terrorizzato e rimasi al buio per ore, facendo felici i miei coinquilini. Gli sentivo parlare, erano stupiti del fatto che io non mi fossi fatto vivo in tutto il giorno.
In quel momento avrei voluto apparire, magari spalancando la porta della cucina, ma avevo paura, troppa paura.
La sera seguente vidi volare dappertutto una mano biancastra che si spostava lentamente tra le stanze; cercava me, ne sono sicuro. Fluttuava senza una meta e nel suo incedere passava attraverso oggetti o porte. Se mi avesse toccato sarebbe stata la mia fine, pensai.
Alcuni giorni dopo un uomo con i capelli lunghi e la barba mi apparve, per un attimo, davanti alla grande finestra quadrata del soggiorno, sorridendomi.
Sulla testa aveva una corona di spine scure che penetravano sotto la pelle eppure sorrideva nonostante rivoli di sangue scendevano copiosi. Altre volte lo vidi fare il giro della casa, passando nel cortile, lasciando tracce di sangue, gocce che m'impedivano di uscire dall'edificio. Tutte queste apparizioni scomparivano non appena abbassavo lo sguardo o chiudevo le palpebre.

 

I giorni seguenti non furono da meno, e non fecero altro che rendermi nervoso e teso: gli oggetti che io spostavo tornavano al loro posto esatto, strane luci bianche attraversavano i corridoi e un forte odore d'incenso si spargeva intorno. Per un pò di tempo smisi di manifestarmi; rimasi ad attendere, nel buio, la fine di quest'incubo. Ad ogni apparizione mi sentivo terrorizzato, mi paralizzavo e non riuscivo a pensare lucidamente. Confidavo fermamente in un risveglio, anche se sapevo perfettamente di non essere addormentato, o in un qualche evento che scacciasse la paura e quei... quei fantasmi!

 

Pensai addirittura di lasciare la mia casa e andare via, ma ero troppo legato a questo posto per allontanarmene su due piedi. Non sapevo cosa fare, non sapevo dove andare!
Ma ciò che mi costrinse ad abbandonare definitivamente la casa capitò una notte di gennaio; vidi all'ingresso del soggiorno un frate, un cappuccino in atteggiamento di preghiera, ciò mi irritava e mi intimoriva, vestito con un saio marrone e dei guanti scuri. Il viso anziano con barba bianca rivolse lo sguardo su di me: due occhi scuri che mi scrutavano con severità e io desideravo scappare lontano, ma non riuscii a muovermi. Cercai di pensare ad altro o perlomeno di persuadermi che tutto fosse frutto di un sogno, o un incubo, e ciò nonostante quel frate mi sembrava quasi reale.
Ed era reale.
Egli si accostò ad un paio di metri da me e continuava a pregare e a guardarmi con odio.
Una mano incorporea, giunta da chissà dove, si posò sulla mia testa facendomi il segno della croce sulla fronte e avvertii un coro di voci che non aveva niente di umano! Lo stesso frate era una visione terrificante, e si avvicinava a me con passo sicuro tendendomi le mani, le quali iniziarono a grondare sangue, fuoriuscendo dai guanti scuri. Non riuscivo ad urlare e pensai di morire. A quel punto mi apparve una grande croce sfavillante che illuminò tutta la stanza e mi accecò per un istante. Feci qualche passo indietro, riaprii gli occhi e il cuore mi sobbalzò in petto; sulla croce stava l'uomo che avevo visto alla finestra. Anche lui grondava sangue dalle mani, dai piedi e dal costato ma le gocce non sembravano cadere a terra, semplicemente sparivano nell'aria durante la loro caduta.
L'uomo alzò la testa con fare lento e parve soffrire facendo questo. Il frate, che nel frattempo si era avvicinato e stava ai piedi della croce, mi guardava con odio muovendo la bocca come per pronunciare qualcosa che io non riuscivo a udire. La luminosità della croce era tanto intensa da tramutarsi in ronzio alle mie orecchie. Sudavo e tremavo mentre l' uomo diceva:
-"Per Dio nostro Padre..."-
Solo allora potei lasciare la stanza, correndo fuori, nel cortile ancora avvolto dalle tenebre.
Le Tenebre.
L'Oblio.
L'Aldilà. Ed è li che feci ritorno.

Fabrizio Serra