CLASSIFICAZIONE: RISERVATO

 

ei sa come sta mio figlio Luca? Sono più di tre giorni che non lo vedo. Da quando sono qui non mi è mai venuto a trovare. Mio marito dice che non lo lasciano entrare perché è ancora troppo piccolo. Il mio Beppe, che caro, mi è sempre così vicino. Fino dal giorno che l'ho conosciuto siamo sempre stati molto uniti. Se non ci fosse penso che non ce la farei a tirare avanti. Come dice? Cosa mi ricordo? L'altra mattina ero a casa. Le solite stoviglie da lavare, i soliti vestiti in giro da riordinare. Sì, Luca era con me. Non stava bene, aveva la febbre, per questo motivo non l'ho portato all'asilo. Sa, un po' si è lamentato, a lui piace andare alla scuola materna. E' un bimbo a cui ci si affeziona facilmente e quindi tutti gli vogliono bene. L'ho portato nel letto grande, perché piangeva, dopodiché i miei ricordi sono assai confusi. Devo essere svenuta perché ho come un vuoto nella memoria. So solo che mi sono risvegliata, qui in ospedale, e c'era quel giovane maresciallo col block notes che mi rivolgeva una valanga di domande. Non capivo che voleva e mi faceva girare la testa. Tutti quei discorsi. Mi rendevano nervosa, come quando in collegio si divertivano a prendermi in giro dicendo che ero poco sveglia. Quella risata cattiva di tanto in tanto mi riecheggia ancora nelle orecchie e non riesco a liberarmene. Cerco di respingerla, per non sentirla, ma è tutto inutile: alle volte è talmente ossessiva che credo d'impazzire. Piuttosto, sa se mi faranno rimanere ancora per molto? Vorrei lasciare questa stanza e tornare da mio figlio, ormai mi sento ristabilita. Perché dovrei stare calma? In che senso Luca non c'è più? Sta scherzando? Oh, mio Dio! No! Non ho ucciso mio figlio! No! Fatemi uscire! Fatemi uscire! ilaiam ihcrops… Seguono altre parole, di genere osceno, ma la voce non sembra appartenere alla donna, né al dottore, i soli al momento presenti al di là del vetro (omissis)

 

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Francesco Grimandi