IL PENDOLO
ilvia
stava passeggiando tranquillamente, in una via nel centro della città: era appena uscita
di casa nell'intento di fare shopping. Si fermò; la sua attenzione ricadde su una
vetrina, una di quelle che tanto la fanno impazzire di gioia. Mentre stava davanti al
vetro, con lo sguardo fisso rivolto verso l'interno del negozio, si sentì chiamare:
"Silvia"; si girò, ma non vide nessuno. Con la faccia un po' sbalordita si
disse: "avrei giurato di aver sentito qualcuno chiamarmi", si allontanò dalla
vetrina e riprese a passeggiare.
Dopo qualche secondo si sentì chiamare ancora: "Silvia, ascoltami". Stavolta
era sicura, qualcuno la stava chiamando! Ma ancora una volta non vide nessuno. Rimase
immobile per qualche secondo, dopodiché sentì ancora quella voce "Silvia, sta
attenta; guardati attorno! Non riesci a vedere cosa sta per succedere?".
Girandosi intorno vide che vicino a lei c'era tanta gente, ma non vide nulla di
particolare; quella voce le stava cominciando a mettere una certa inquietudine: non
riusciva a capire da dove arrivasse, ma soprattutto di cosa stava parlando? C'era qualche
pericolo imminente?
Le persone le passavano accanto, vedendola, assumevano un'aria perplessa: vedevano i suoi
occhi persi nel vuoto, avvertivano che qualcosa metteva in difficoltà quella donna, ma
tutti si allontanavano, e proseguivano per la loro strada, lanciando però sempre qualche
sguardo incuriosito all'indietro.
Ancora una volta sentì quella voce: "Fai presto o sarà troppo tardi!"
A quel punto si sentì sempre più nervosa e imbarazzata: si rendeva conto che solo lei
riusciva a sentire quella voce e i sui messaggi così inquietanti; tutti quanti, agli
occhi di Silvia, sembravano avere un'aria così impassibile e distaccata, come se non
stesse succedendo nulla di strano. Tutti quanti erano lontani anni luce da quella
sconvolgente esperienza; solo lei, nonostante tutte le apparenze, si trovava a tu per tu
con quest'inquietante fenomeno. Era sola nel mezzo a tanta gente.
Ad un tratto, all'interno di questa miriade di persone, vide un uomo che si stava
avvicinando, proprio verso di lei.
Era un uomo piuttosto piccolo di statura, con una fisionomia che si adattava ad una tale
caratteristica. Era certo, stava proprio cercando Silvia: guardandolo, si avvertiva il suo
desiderio di comunicare qualcosa, qualcosa che sembrava veramente importante, poiché si
era appena messo a camminare di passo svelto e, con la mano stava cercando di attirare la
sua attenzione.
Questo strano personaggio, che per primo interruppe quel gran distacco che si era creato
tra lei e il mondo circostante si fermò, di fronte a lei, immobile a pochi passi di
distanza, tirò fuori dalla tasca un ciondolo e cominciò a farlo oscillare lievemente a
mezz'aria, poi si guardò intorno e con un mezzo sorriso un po' ambiguo disse: "Devi
ascoltarlo! Lui sa quello che dice! Difficilmente si sbaglia!". Con un'incredibile
indifferenza se ne andò; si amalgamò nuovamente insieme all'ambiente circostante, fatto
di persone tranquille e spensierate.
Di colpo Silvia si svegliò, e tirò un sospiro di sollievo: si accorse che era stato
tutto un sogno, uno strano sogno! Si girò verso il marito e si accorse che non era più
nel letto accanto a lei, "dov'è Andrea?" si chiese; subito sentì un lieve
colpo scuotere il pavimento della sua camera da letto... qualunque cosa fosse stata
proveniva sicuramente dal piano inferiore.
Si decise; andò a vedere cosa era successo.
Incamminandosi verso la scala per scendere, si accorse che la luce della cucina era
accesa! "C'è qualcuno?", chiese a voce alta, "Andrea sei tu?"
insistette ancora; silenzio totale.
Scese le scale, e percorrendo il corridoio, intravedeva qualcosa muoversi lentamente nella
cucina: guardando sulla parete vicino all'entrata della porta, intravide un'ombra,
sembrava un grosso pendolo che, appeso al soffitto oscillava lievemente nel mezzo alla
stanza.
Silvia chiamò ancora una volta suo marito, e, visto che nessuno sembrava ascoltarla
pensò di entrare all'interno; prima però, tirò un profondo sospiro, cercando di
calmarsi e acquistare coraggio prima di entrare all'interno.
Di calma e coraggio non ne avrebbe mai avuto abbastanza! Poiché, all'interno della
cucina, avrebbe trovato il suo caro marito impiccato al soffitto con una corda, e si
sarebbe trovata sola, sola in quella stanza con il suo caro pendolo.
Marco Lorenzetti
Mi chiamo Marco Lorenzetti, sono nato il 19/04/83 a Lucca, città dove
risiedo attualmente. Sono uno studente, e come potete notare non amo parlare molto di me.
Scrivere per me è una valvola di sfogo.
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