ATTI AVVERSI SOTTO QUERCIA
A CRISTOFORO GIOCONDO
Ebbe come motto: ostacolo alla gloria è la pietà.
PREFETTURA
TELEGRAMMA CIRCOLARE
Bande di ladroni infami spedite dal territorio ancora soggetto dal
Governo papale infestano e si coprono di misfatti nostre due province.
Napoli, 24 agosto 1861.
Cristoforo Giocombo un sabato ai primi di settembre, ebbe lordine di partire di notte per Santa Anastasia dove arrivò coi cavalleggeri la domenica seguente. La prima giornata fu impiegata per accamparsi, far riposare i soldati e ricevere informazioni sulla banda Barone in zona imperversante. In un paio di mesi Cristoforo Giocombo catturò molti briganti, fucilati dopo sommari accertamenti. A fine ottobre la 5° Compagnia era negli Appennini del beneventano, verso Foggia. Dal paese di Livrieri Cristoforo Giocondo scrisse al padre:
... è un paese di alta montagna. Ho una bella camera e buon letto. Di notte però fa molto freddo e gela la testa, nonostante coperte, maglia e cuffia di lana. Alcuni militari hanno tosse e bronchite. Scarseggiano gli alimenti, ma abbiamo ordine di stare qui per molti giorni ancora tra la popolazione del paese caduta in miseria e nellavvilimento...
Cristoforo Giocondo ricevette una spiata. La fidata spia riferì essere il capobanda Barone in un casale nei paraggi. Cera una masseria in mezzo a una radura, in località Frascio. Cera un unico brigante a fare guardia. Il Barone si era pericolosamente esposto per vedere la bella. Forse ingelosito, o arrapato, non aveva badato alle forze dellordine che sostavano in paese e davano la caccia espressamente a lui. Cristoforo Giocondo descrisse il fatto nel diario:
Io e un altro ufficiale partimmo subito a notte fonda con un manipolo di cinque militari accuratamente scelti perché senza tosse. Poteva accadere un attacco improvviso di tosse che mettesse a repentaglio la cattura del brigante. Tutto doveva avvenire in silenzio e in segreto. Se riusciva, il colpo era della massima importanza, essendo il Barone lo spauracchio di quei paesi ed uno dei principali organizzatori di banditi. Giunti sul posto in località Frascio, ci acquattammo tra i cespugli. Cercavamo di capire dove fosse la sentinella. Il freddo era terribile con forte, gelido vento. Terso era il cielo con una chiara luna piena a capolino tra le creste delle querce più alte. Non potevamo esporci per circondare la casa senza prima aver accoppato la sentinella. Uno di noi vide dei bagliori da una roccia cava e annusò odor di fumo. Lo sperone roccioso era verso valle a circa venti metri dal casolare. Era di certo quello il posto di guardia che dava riparo per non gelare. Mi avvicinai al nascondiglio strisciando lungo la roccia. Avevo fatto segno agli altri di non muoversi. Stringevo un pugnale affilatissimo. Mi fidavo più del mio pugnale che del fucile dordinanza. Buttai un sasso davanti allentrata della forra. Al rumore il brigante sbucò fuori e gli fui sopra tagliandogli la gola. Stringeva lo schioppo, ma non ebbe tempo di sparare. Cadde con un tonfo in una conca di nero sangue.
Ci precipitammo a bussare alla porta. Avevo piazzato tre dei miei nel retro. Il contadino che era il padrone, ci aprì. Lo minacciammo di fucilarlo subito e lui confessò che il Barone era in casa al primo piano. Non trovandosi le chiavi, corremmo su e sconquassammo la porta della stanza. Vi entrammo accendendo lanterne e candele. Cera la bella a letto, ma il Barone, no. Il contadino che ci aveva aperto e che era pure lui salito, ci additava un grosso armadio come nascondiglio. Cercammo di rompere le massicce ante e si udì uno sparo da dentro larmadio. A questo colpo rispose una scarica generale e, pochi istanti dopo tolto ogni ostacolo il cadavere del Barone si offriva alla vista orribilmente mutilato e semi nudo. La bella di nome Concettina Biondi, ebbe un attacco disteria e si mise a strillare. Laltro ufficiale la portò fuori con le mani legate dopo averla fatta vestire. La spedizione aveva ottenuto il suo scopo e con la spoglia dellucciso ce ne tornammo in paese dove feci immediatamente rapporto. Era alba.
Dal periodico socialista Le Due Sicilie in data 7/2/1913. Cristoforo Giocondo.
Fu responsabile di numerosi episodi di violenza durante i suoi
rastrellamenti nel casertano e nel beneventano. Fece uccidere senza giustificazione,
decine di contadini, sacerdoti e cittadini inermi dopo sommarie accuse di essere
fiancheggiatori di briganti.
Dal diario del prete di L., don Luigi Coppola.
La quercia, ai primi del Novecento era robusta e maestosa. Ad ogni fine ottobre nella notte tra il 28 ed il 29, si levava un turbine di vento urlante che sollevava frasche in cielo. Ululava il vento come litania. Molti videro il fenomeno mirabile che fu riportato nei giornali. Dopo la II° Guerra Mondiale la grande quercia seccò. Restò la radura osservabile tuttora insieme con le povere rovine della casa incendiata.
Quei misfatti sono parte di radici convergenti nella lunga marcia verso le tenebre del XX° secolo. DADA proruppe nel 1916. Di fronte alle ecatombe demenziali sul fronte occidentale, DADA proclama il decesso della ragione. Svuota il linguaggio e la sintassi di qualsiasi significato riconoscibile. HUGO BALL GRIDA:
hollaka hallala
Deridendo ogni tipo di logica DADA prende in giro la ragione, le arti e la letteratura quando pretendono di rendere il mondo umano: oltre trecentomila cadaveri giacciono insepolti a Verdum e migliaia e migliaia di giovani sulle montagne del Carso.
Ci saranno trentamila soldati massacrati nei primi giorni di guerra sulla SOMME, le duemila condanne a morte firmate ogni giorno al Cremino durante le purghe, ci saranno le vittime in centinaia di migliaia nelle guerre tribali in Africa e, poi la somma degli innocenti inceneriti a Dresda, Hiroshima a Nagasaki.
Solo lassurdo ed i gesti più effimeri hanno diritto alla loro verità momentanea e, perfino questi sembrano inutili compiacimenti.
Ho letto una notizia curiosa. In questi giorni sui gionali e tivù si è dato largo spazio ad un servizio sulla moda del prossimo autunno inverno. La notizia è questa.
Le amazzoni vestite da Hermes sfilano. In località Frascio nel beneventano, presso il paese di Livrieri cè la sfilata tra balle di fieno, prati e fiorellini di bosco. Trionfa il look da cavallerizza, proprio come le antiche amazzoni. Stivali da cavallo in cuoio, gonne-pantaloni e stampe equestri su piccoli top, sono i punti forti della collezione di A. Demeulemeester. J.P. Gaultier rivisita invece i pantaloni da fantino, i gilet di tweed ed i cappotti con collo di velluto. E. Hermès propone le giacche di cavallerizza e le gonne Jodhpur di pelle che vergini amazzoni di una volta vestivano. DADA.
La moda in località Frascio. Sfilano grandi modelle con grosse mantelle a righe che ricordano le coperte di cavallo. Anche questo è DADA.
Nelle foto sui giornali, alle spalle dei cavalli e cavallerizze ammantellate con belle zizze e cosce lunghe, si vede un turbine di foglie secche spinte verso lalto: il portento del turbine di vento nella notte tra il 28 ed il 29 di ottobre. DADA. |
|||||||||||||