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L'IMMORTALE

 

ondannato a non morire mai. Spesso si abbandonava alla vertigine della caduta da una rupe. Le ossa scricchiolavano, il sangue usciva come un fiotto di vino rosso, solo un breve momento di estatica sorpresa, la luce veniva spenta.
Poco male, ben presto tutto si riaccendeva, a partire dal battito del liquido rosso della vita nelle vene. L'Immortale si rialzava sbadigliando lievemente, piu' vivo di prima, con l'espressione sul volto tipica di un lungo sogno ristoratore.
Forse la cosa piu' eccitante era gettarsi dentro un enorme fuoco, sentire la propria carne prima liquefarsi e dopo svanire in cenere, trasportato dal vento, uno e indivisibile anche nella forma di migliaia di particelle di polvere.
Sensazione d'assoluto comune con molte Streghe.
Il lettore si immaginerą a questo punto nel nostro Immortale un masochista della specie peggiore. Non era stato cosi', per lo meno nei suoi primi millenni.
Da un fiume non scorre mai la stessa acqua; menti acute dell'antichitą comunque immaginarono un tempo circolare. L'Immortale capi' ben presto quanto questo fosse vero, per lo meno in metafora. Essendo passato per tutte le voluttą note ed ignote ai Mortali, l'unica ebrezza alla quale i suoi sensi non erano per cosi' dire sordi era quella che normalmente si vive una sola volta.
Si dilettava cosi' in un quotidiano suicidio; la vertigine che gli faceva gustare quegli attimi era l'impressione che ciascuno di essi fosse l'ultimo.
Naturalmente non era vero, tutti sanno che gli Immortali non muoiono. Ma anche loro si dilettano in sogni e accarrezzano l'inimmaginabile come molti dei Mortali.

Roberto Zimarri

 

Mi chiamo Roberto Zimarri, sono nato a Genova nel 1978 e studio a Pisa ingegneria. Mi diletto nel tempo libero di letture fantastiche, per ispecie di Borges, Poe e Kafka dei quali mi definisco rozzo ed ingenuo plagiatore. Altra mia passione e' la musica, rock jazz e blues in tutte le salse.