TI STO GUARDANDO
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2003 - edizione 2)
ro davanti
a te mentre succedeva. Ti guardavo, contorcerti lungo il pavimento, cercare a tua volta il
mio sguardo, chiedendomi umilmente di liberarti, di poter fuggire, libera dalla cattività
a cui da mesi ormai ti obbligavo. Sorridevo, io, mentre morivi, squassata dagli spasmi,
dallatroce dolore, da un destino che ti ha riservato una brutta sorpresa quel
giorno, quando ho fatto per la prima volta la tua conoscenza.
Era una bella giornata, limpida, e già si poteva presagire quello che sarebbe in seguito
avvenuto, quel marcio, quel dolore, quelle quattro mura che ti avrebbero condannato
alleternità, nella mia mente almeno. Per quel che ti riguarda, la morte sarebbe
stata la tua unica salvezza.
Mi sono avvicinato. Calde lacrime parevano essere in procinto di cadere, segno
ineluttabile di una fine vicina.
Ma invece non era ancora la tua ora. Tanti altri momenti di gioco sarebbero avvenuti
ancora, grazie a me, grazie al mio incredibile amore per te. Così per lennesima
volta, ho deciso di allentare il legaccio che ti stava lentamente strozzando. Adesso mi
stai guardando e so cosa stai pensando.
Perché lhai fatto? Non potevi concedermi finalmente la pace, quella morte che da
tanto tempo sto anelando?
Tanto prima o poi accadrà, questo stai pensando. Prima o poi sarò libera dal mio
padrone, dal mio torturatore.
Ti guardo allontanarti. Avvicinarti alla ciotola. Abbaiare di rabbia, o di gratitudine.
Isabella Ninfole |